"Insultare durante i talk show non è reato se l'avversario è presente"

La decisione di un giudice genovese sulla querela presentata dalla M5s contro Vittorio Sgarbi per una rissa tv del 2015: gli insulti non sono reato

"Insultare durante i talk show non è reato se l'avversario è presente"

Vittorio Sgarbi potrà dirsi soddisfatto: il giudice genovese Clara Guerello ha stabilito che non è reato insultare qualcuno nel corso di un talk show a patto che il "rivale" sia presente almeno in collegamento e quindi possa rispondere in tempo reale. Rimane comunque l'ingiuria, che però non è più reato dopo la depenalizzazione del 2016.

Il pronunciamento del magistrato ligure arriva in merito a una rissa in tv andata in scena nel maggio 2015 durante la trasmissione "L'Aria che tira" di Myrta Merlino su La7. Protagonisti proprio il celebre critico d'arte e l'allora candidata del M5s per la presidenza della Regione Liguria, Alice Salvatore.

Nel corso di un infuocato dibattito, il discorso era caduto sui trascorsi politici e giudiziari di Beppe Grillo e dello stesso Sgarbi, scatenando una bagarre in studio. Come spesso accade, il critico non aveva risparmiato epiteti poco lusinghieri all'indirizzo della propria interlocutrice: "Povera ragazza ignorante", stai zitta cretina, studia", "tua madre ha fatto una truffa a fare te...", oltre all'immancabile "capra" e a un redidivo "salame".

Un profluvio di improperi che erano costati al loro autore una denuncia per diffamazione e poi un processo. Tuttavia gli avvocati di Sgarbi hanno sostenuto che al massimo potesse trattarsi di ingiuria, da anni non più classificata come reato. La giustizia genovese ha accolto quest'ultima tesi.

"Gli epiteti – precisa quindi il giudice Guerello – sono obiettivamente lesivi dell’onore e del decorso della persona offesa, è un dato pacifico e incontrovertibile trattandosi di espressioni oltremodo “invasive” dell’altrui sfera personale ma Alice Salvatore era collegata via audio e video e poteva di fatto intervenire".

Una decisione che farà sorridere non solo il critico d'arte amante delle espressioni forti ma forse anche quello stesso Beppe Grillo che dal palco e di fronte ai microfoni non lesina certo insulti ai propri avversari politici.

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