"Io non l'ho mai firmato" Bomba sul documento dell'Iss

Il caso dei 3 report sui tamponi pieni di errori. Nel gruppo di lavoro spunta Crisanti. Ma qualcosa non torna

"Io non l'ho mai firmato" Bomba sul documento dell'Iss

Tre indicazioni diverse per un unico modo di fare i tamponi. Tre metodi discordanti, se non addirittura opposti, forniti dall’Iss a medici, infermieri e volontari impegnati nella lotta al coronavirus. Tre report scritti, pubblicati e poi rivisti finiti online sul sito dell’Istituto a generare pericolosa confusione su come s’infila quel bastoncino nel naso di un paziente. Cose già rivelate nel Libro nero del coronavirus (leggi qui), ma che oggi si tingono di un nuovo inquietante mistero. Tra i relatori di quei Rapporti figura infatti Andrea Crisanti: nulla di strano, se non fosse che il diretto interessato giura al Giornale.it di essere “sorpreso” non avendo “mai partecipato alla stesura di quei documenti”.

Il modo in cui nasce una notizia a volte è curioso e, come in questo caso, merita di essere raccontato. Quasi un anno fa, era il 20 maggio del 2020, scrivemmo un sms al professor Crisanti per chiedergli conto delle notizie emerse in quelle ore. Sulla stampa si parlava infatti della guida errata pubblicata dall’Iss su come eseguire i tamponi. Gaetano Libra, otorinolaringoiatra dell’Ospedale Maggiore di Bologna fece notare che in una delle versioni del report si indicava “una posizione verticale obliqua del tampone, anziché orizzontale rivolta in direzione del canale uditivo, come dovrebbe essere". Con il rischio non solo di non raggiunge la zona dove va ricercato il virus, ma anche di provocare "lesioni al cervello e al bulbo olfattivo”.

Ci eravamo rivolti a Crisanti perché tra i componenti del Gruppo di Lavoro Diagnostica e sorveglianza microbiologica Covid-19 dell’Iss, autore dei rapporti sui tamponi, figurava (e ancora figura) pure il microbiologo del Metodo Vo’. Crisanti non ci aveva mai risposto finché in questi giorni, cercato in realtà per altri motivi, è tornato sulla vicenda rivelandoci di non aver fatto parte di “questo gruppo di lavoro”. L’hanno infilata lì a sua insaputa? “Direi di sì: non ho mai partecipato ad alcuna riunione né alla stesura dei documenti”. Tant’è che la presenza del suo nome l’ha scoperta solo grazie alla nostra segnalazione.

Ora: come è possibile che un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato ufficialmente sul sito, citi come componente del Gruppo di lavoro uno scienziato che sostiene di non saperne alcunché? La faccenda è grave quasi quanto il fatto che in un paio di mesi, tra aprile e maggio 2020, l’Istituto abbia realizzato tre documenti sul prelievo dei tamponi, uno diverso dall’altro e con indicazioni errate o contrastanti.

L'indicazione dei componenti del Gruppo di lavoro nel report dell'Iss

Il primo in ordine di tempo, ancora rintracciabile online, è datato 7 aprile. Primo scivolone: a pagina 1 si legge che il prelievo consiste nel prendere “le cellule superficiali della mucosa della faringe posteriore o della rinofaringe”. Dieci giorni dopo, il 17 aprile, nella prima revisione del testo si precisa che in realtà il prelievo riguarda “il muco che riveste le cellule superficiali della mucosa dell’orofaringe o del rinofaringe”. Dettagli, direte. Vero: ma questo è un errore da matita blu e il peggio deve ancora arrivare. Tampone oro-faringeo, per i mortali quello in bocca: il 7 aprile andava fatto invitando il paziente a “piegare la testa all’indietro” e strofinando solo “le zone tonsillari”; il 17 aprile andava toccata invece anche la “zona retro-tonsillare”; mentre il 29 maggio (terza versione del report) scompare l’indicazione a inclinare il capo, che infatti nelle foto è tenuto bello dritto.

Tampone orofaringeo: illustrazione nei report dell'Iss

Le giravolte più curiose riguardano però il tampone al naso: il 7 aprile la guida dell’Iss invitava a far assumere al paziente “una posizione eretta e con la testa leggermente inclinata all’indietro”; il 17 aprile invece il malcapitato doveva restare seduto e con “la testa leggermente inclinata in avanti” (cioè l’opposto); mentre il 29 maggio l’Iss incrocia le due tecniche e parla di una posizione “seduta con la testa leggermente inclinata indietro”. A sorprendere sono soprattutto le immagini: nella prima versione il cotton fioc si spinge “lungo la cavità nasale per circa 2,5 cm” in direzione del cervello “in modo da raggiungere la parte posteriore della rinofaringe”; nella seconda il tampone viene invece orientato “verso il rinofaringe (che esternamente corrisponde al condotto uditivo esterno” (cioè perpendicolare al volto) per spingerlo “lungo il pavimento nasale” per “circa 6-8 cm”; nella stesura del 29 maggio, infine, i centimetri per raggiungere la parete posteriore del rinofaringe diventano 8-12.

Va detto che l’ultima versione, quella di fine maggio, è molto più dettagliata. Le procedure indicate sono quattro: il tampone rinofaringeo, orofaringeo, nasale anteriore e del turbinato medio. Questi ultimi due andrebbero realizzati solo se vi sono difficoltà a fare il rinofaringeo, considerato ad oggi il gold standard per scovare l’infezione. Nella prima stesura le indicazioni riguardavano il tampone nasale e non sono poi così dissimili da quelle rintracciabili nella terza versione. Il problema è che faceva una gran confusione: erroneamente suggeriva infatti di infilare il tampone “in modo da raggiungere la parte posteriore della rinofaringe” quando invece l’obiettivo doveva essere il turbinato medio. Con una precisazione importante, arrivata solo nell’ultima revisione: nel fare queste manovre occorre “prestare attenzione” a non entrare oltre i 3 cm verso l’alto “per i rischi” connessi con “le strutture delimitanti il naso rispetto alla fossa cranica anteriore”. Il 7 aprile l’Iss si era scordato di specificarlo.

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