Lista dei Fasci alla sbarra: "Vittime di una caccia alle streghe scatenata dalla Boldrini"

L'indomani della requsitoria dell'accusa, che ha chiesto venti anni complessivi di reclusione per nove persone riconducilbili ai Fasci Italiani del Lavoro, Il Giornale.it ha parlato con alcuni degli imputati e i loro difensori.

Lista dei Fasci alla sbarra: "Vittime di una caccia alle streghe scatenata dalla Boldrini"

Se le sommi tutte assieme le richieste di condanna fanno cifra tonda: 20 anni. Le pene chieste per i nove accusati di tentata ricostruzione del partito fascista sotto l’egida dei Fasci Italiani del Lavoro, per dirla con le parole della difesa, sono “esorbitanti” e “spropositate”.

Ma per capire meglio questa storia bisogna riavvolgere il nastro al giugno del 2017. Nel piccolo paese di Sermide e Felonica, appena 7mila anime in provincia di Mantova, la sigla con il fascio repubblicano (simile a quello littorio) nel simbolo raccoglie il 10 per cento delle preferenze e piazza una consigliera comunale: Fiamma Negrini di 20 anni. Nessuna velleità politica prima di allora, in realtà Fiamma si è candidata solo per fare un favore a papà Claudio che è il segretario dei Fasci. La Repubblica lo scopre e alza un polverone, l’ex presidente della Camera Laura Boldrini si lancia nella mischia allertando il Viminale e la procura di Mantova si mette in moto. Va a finire che il signor Negrini viene accusato di aver violato la legge Scelba e la XII disposizione transitoria della Costituzione e rischia 4 anni di reclusione, mentre a Fiamma viene contestata la mera partecipazione e la pena chiesta è di 20 mesi.

Il loro avvocato, Federico Donegatti, utilizza una massima hegelina per commentare gli sviluppi processuali: “Tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria”. Secondo l’avvocato, infatti, la requisitoria della procuratore capo di Mantova, Manuela Fasolato, “si fonda sull’imposizione di un teorema astratto ai fatti concreti”. È dello stesso avviso anche l’avvocato Riccardo Cafaro del Foro di Napoli, che difende Vincenzo Stravolo, un altro dei “fasci” di Negrini finiti alla sbarra. La posizione del suo cliente è paradossale: rischia di passare 3 anni e 6 mesi in cella per aver gestito il profilo Facebook del gruppo per appena un mese. “Nell’impianto accusatorio – commenta Cafaro – c’è un’obiettiva impossibilità di attribuire una qualsivoglia concretezza alle condotte delineate sul piano astratto”. Insomma, chiarisce, “per ricostruire il partito fascista occorre porre in essere una condotta idonea ed efficiente allo scopo”. Questo ragionamento escluderebbe automaticamente la colpevolezza di Negrini ed i suoi perchè, continua Donegatti, “potevano contare sull’appoggio di appena venti persone in tutta Italia e non disponevano né di mezzi né di strutture idonee alla ricostruzione del partito fascista”.

Resta comunque il simbolo del fascio per correre alle elezioni. Non solo quelle del 2017. Sembra che dall’anno della loro fondazione, nel 2000, i Fasci abbiano tentato la ribalta in altre quattro occasioni. Nessuno li aveva mai censurati perché effettivamente anche nella tradizione risorgimentale quell’emblema era in uso. “Certo – ammette per Donegatti – il fascismo è un riferimento ideale per il gruppo ma viene richiamato sempre e solo nella sua dimensione economica e sociale”. E il fatto che i Fasci abbiano preso parte alle elezioni sin dalla loro costituzione, sottolinea il legale, già di per sé proverebbe che il gruppo “accettava le regole del gioco democratico”.

Ma allora come spiegare le richieste dei pm? “Sono il frutto delle esternazioni della Boldrini e del clima di odio che quest’ultime hanno determinato: se a suo tempo si fossero tenuti toni più moderati non si sarebbe mai arrivato a questo”, replica Donegatti. Una versione simile a quella che ci dà il signor Negrini. Si sente “vittima di una caccia alle streghe” e ripete: “Mi accusano di cose che non ho mai fatto”. Adesso spetterà al gup Gilberto Casari, che ha aggiornato l’udienza al prossimo 22 marzo, sciogliere i nodi. “Sono fiducioso in ordine all’equilibrio e alla professionalità del giudice Casari”, conclude l’avvocato dei Negrini che punta all’assoluzione. Un approdo in cui credono anche l’avvocato Cafaro e il suo assistito. “Non vedo l’ora che finisca tutto – spiega Stravolo – perché da due anni a questa parte la mia vita è stata stravolta ingiustamente”.

Commenti