Lodi, uccisa da clandestino. Il figlio della donna accusa: "L'immigrato andava espulso"

L’egiziano fu liberato da un Cie prima di commettere l’omicidio

Lodi, uccisa da clandestino. Il figlio della donna accusa: "L'immigrato andava espulso"

Un omicidio che poteva essere evitato, se solo l’immigrato clandestino fosse stato espulso come stabilito. È la storia di Moussad Hassane, condannato a 30 anni di carcere per aver tolto la vita ad Antonia D’Amico, 54enne di Lodi, con tre coltellate al petto.

E ora il figlio della donna grida di rabbia contro l’egiziano e contro l’ennesimo caso di (in)giustizia tutto italiano: infatti, l’immigrato sarebbe dovuto essere allontanato dall’Italia perché colpito da un decreto di espulsione emesso dalla prefettura di Lodi.

Il figlio della vittima ha così parlato a Il Giorno: "L' assassino di mia madre è stato liberato dal Cie di Bari per decorrenza dei termini. È una grande ingiustizia, perché è una morte che si sarebbe potuta evitare se quest' uomo fosse stato espulso subito. Valuterò come procedere quando la condanna diventerà definitiva. Intanto ho intenzione di scrivere una lettera al ministro dell'Interno Matteo Salvini".

Il clandestino tentò la fuga

Qual è stato l’intoppo? L’impossibilità di organizzare un volo di rimpatrio e la mancanza, da parte del nordafricano, di un regolare passaporto. E così niente espulsione, ma solo il trasferimento in Puglia in uno dei tanti centri di identificazione ed espulsione. Ma quello che doveva essere un soggiorno temporaneo prima di essere definitivamente allontanato dal Belpaese, si è trasformato in ben altra cosa.

E dopo essere stato rilasciato dallo stesso Cie, l’uomo raggiunse nuovamente Lodi, nonostante la denuncia per maltrattementi presentata nei suo confronti da Antonia D'Amico, con la quale aveva avuto una storia. Poi, le coltellate mortali e la tentata fuga verso l’aeroporto di Fiumicino, dove era stato arrestato mentre tentava di prendere un volo per Il Cairo.

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