Manduria, messa alla prova per gli imputati al processo di Stano

Si tratta di undici giovanissimi che non finiranno né sotto processo né in carcere

Manduria, messa alla prova per gli imputati al processo di Stano

Nessuno dei giovani coinvolti nell'inchiesta sulla morte di Antonio Cosimo Stano, tornerà in carcere, nè subirà un processo. È quanto deciso dal presidente del tribunale per i minori di Taranto, Bina Santella, che ha concesso la messa alla prova per periodi compresi tra i due anni e i tre anni (in base alla gravità delle accuse) agli undici minorenni giudicati con il rito abbreviato.

La messa alla prova è l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità gratuito in favore della collettività e l’attuazione di condotte riparative che servono ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; e, ancora, può prevedere anche il risarcimento del danno cagionato.

Il provvedimento emesso riguarda anche l'unico imputato, un 17enne, per il quale il procuratore del tribunale dei minori di Taranto, Antonella Montanaro, si era opposto alla messa alla prova, evidenziando la sua "indole violenta".

Il 5 maggio prossimo avverrà, poi, la verifica della messa in prova per gli imputati. Le accuse contestate alla baby gang per la morte di Stano sono tortura aggravata dalla sopraggiunta morte, lesioni personali, percosse, molestie, furto, sequestro di persona e violazione di domicilio. Alcuni imputati rispondono, infine, di aggressione ai danni di una seconda vittima, un 53enne affetto da disagio psichico, omonimo di Antonio.

Antonio Cosimo Stano, aveva 66 anni ed era pensionato. Viveva da solo a Manduria e morì il 23 aprile dello scorso anno dopo una serie di aggressioni da parte di gruppi di giovani del posto che poi condividevano i video su alcune chat di whatsapp.

Solitudine da un lato ed un uso distorto del web dall'altro furono le concause che portarono alla morte di Antonio. Tutti gli imputati hanno un'età compresa tra i 16 e i 17 anni. Sputi, calci, bestemmie, insulti è quello che l'anziano dovette subire da parte della baby gang. Il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, definì il gruppo "Microcriminali organizzati".
Tanti i video e gli audio che furono condivisi in particolare in una chat di whatsapp denominata la "Comitiva di Orfanelli".

Dagli aggressori Antonio Stano veniva chiamato "il pazzo". Pazzo, però, Antonio non era. Ha lavorato tutta la vita all'Arsenale della Marina Militare di Taranto. Una volta in pensione, nel 2005, gli erano stati diagnosticati alcuni problemi psichici come ansia e depressione. Probabilmente dovuti allo stato di solitudine in cui l'uomo viveva e che, senza l'impegno del lavoro, si erano accentuati. D'altronde è stata proprio la sua solitudine a portarlo alla morte. Antonio non aveva nessun parente vicino e anche i suoi concittadini certo non gli sono stati accanto pur sapendo di essere solo e di essere stato preso di mira da una baby gang.

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