"Manifesti inoffensivi": ora i pro life vogliono le scuse della Raggi

I manifesti di ProVita sull'utero in affitto sono stati giudicati inoffensivi. Adesso i pro life chiedono le scuse della Raggi

"Manifesti inoffensivi": ora i pro life vogliono le scuse della Raggi

I manifesti affissi qualche mese fa da ProVita Onlus, quelli recitanti la scritta "Due uomini non fanno una madre #stoputeroinaffitto", sono stati giudicati "non offensivi" dal Giurì dell'Istituto di Autodisciplina pubblicitaria. Questo, almeno, è quanto hanno reso noto i promotori di quella campagna.

I giorni successivi alla comparsa dei bandoni si era sollevata una bufera in grado di coinvolgere pure il sindaco Virginia Raggi: la grillina è stata politicamente accusata, in più circostanze, di voler censurare gli attivisti in questione. Tempo fa, la querelle tra queste associazioni e l'esponente del MoVimento 5 Stelle aveva addirittura riguardato dei manifesti su San Giovanni Paolo II. Oggi, invece, le differenze di vedute riguardano il caso di Asia Bibi: le organizzazioni che hanno manifestato sotto il Campidoglio per sensibilizzare le istituzioni italiane su quella vicenda hanno evidenziato come la Raggi non abbia mai risposto a una richiesta finalizzata all'esposizione della foto della donna pakistana.

I pro life , sui manifesti citati, incassano il placet della massima Autorità competente in materia, che smentisce così quanti avevano ritenuto offensivo il contenuto dei 6x3. A essere "offensiva" - hanno voluto sottolineare - è la maternità surrogata. Che sarebbe pure una pratica contraria all'ordine pubblico oltre che rappresentativa di una vera e propria violenza operata nei confronti delle donne. Ma a Toni Brandi di ProVita e a Jacopo Coghe di Generazione Famiglia sembra non bastare.

I due esponenti domandano le scuse del primo cittadino della Capitale: "Ora Virginia Raggi ci chiesa scusa - hanno dichiarato a stretto giro - e si renda conto che sono lei e le sue trascrizioni a non essere più ammissibili". Nel passaggio appena citato, ci si riferisce a quei casi in cui il Comune di Roma avrebbe avallato la trascrizione di un atto di nascita di un bambino nato all'estero grazie alla pratica dell'utero in affitto.

Brandi e Coghe hanno parlato pure di "inquisizione buonista" e di "falsi slogan che inneggiano all'amore", che intenderebbero "privare un bambino della sua mamma o del suo papà".

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