La Messa "spacca" la Chiesa. Ora scatta la rivolta

Il Papa modifica la normativa sulla Messa tridentina. Protesta dei tradizionalisti. Per la "destra ecclesiastica" è un vero e proprio attacco

La Messa "spacca" la Chiesa. Ora scatta la rivolta

La rivoluzione che in molti temevano si è verificata: il Papa ha riformato la normativa che disciplina la Messa in rito antico. E la preoccupata attesa dei tradizionalisti è terminata.

Dal "fronte tradizionale" insistevano da mesi su imminenti e nuove limitazioni all'utilizzo del Messale romano. A conti fatti, non a torto. Le interpretazioni di queste ore possono non essere sovrapponibili alla perfezione. Ma tra i sostenitori della cosiddetta Messa tridentina prevale chi critica il Motu proprio di papa Francesco. Il rumore sui social è lapalissiano. Lo spazio per la dialettica sembra poco. In realtà, c'è pure chi pensa che Jorge Mario Bergoglio abbia preso una posizione mediana, in grado di tutelare tanto il Concilio Vaticano II quanto chi è solito prendere parte al rito antico. Non che le due istanze siano in contraddizione. Comunque sia, in certi ambienti ecclesiastici domina la prima interpretazione: quella di un colpo inflitto al rito antico, senza troppi panegirici, oltre che senza "se" e senza "ma".

Il riferimento di Traditiones Custodis, che è il titolo del Motu proprio dell'ex arcivescovo di Buenos Aires, è il Summorum Pontificum del papa emerito Joseph Ratzinger. Riporre nel cassetto quel testo - avvertivano retroscena, commenti e disamine - sarebbe stato il "piano" del pontefice argentino. E nel corso delle settimane precedenti a questa le voci non hanno fatto che rincorrersi: la Messa in latino - veniva ventilato anche a IlGiornale.it - sta per essere cancellata sul piano liturgico.

Insomma, il Motu proprio ratzingeriano, che il teologo tedesco aveva studiato e confezionato alla sua maniera, pure per evitare di strappare del tutto con il fronte scismatico di monsignor Lefebvre, lo stesso Motu che era divenuto simbolico di come la liturgia potesse difendersi dal modernismo imperante, stava per subire un'offensiva. La contraerea era già in campo, al netto dell'attacco. Il tempo costituiva l'unico argine.

Il Summorum Pontificum - insistono da destra - guardava verso la direzione dell'unità e della bellezza della pluralità liturgica. Non che queste esigenze non siano percepite da Bergoglio, che sulla scia dell'emerito scrive: "Nel solco dell’iniziativa del mio Venerato Predecessore Benedetto XVI di invitare i vescovi a una verifica dell’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, a tre anni dalla sua pubblicazione, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha svolto una capillare consultazione dei vescovi nel 2020, i cui risultati sono stati ponderatamente considerati alla luce dell’esperienza maturata in questi anni". Per cui proprio l'applicazione e le varie declinazioni del Motu proprio ratzingeriano risiedono alla base ragionativa del provvedimento di Francesco, che fa a meno di smentire l'emerito.

Tuttavia qualcosa cambia, e di parecchio, perché la mossa del Papa regnante estende le facoltà decisionali già nelle mani dei vescovi. Il Papa impone, in buona sostanza, che i gruppi che vogliono celebrare con quel Messale debbano intraprendere una strada obbligata: passare per l'avvallo del presule, che riferisce poi alla Sede apostolica, peraltro con una diminutio del numero dei luoghi in cui quel tipo di rito liturgico diviene fattibile. Da oggi, il vescovo istituisce una parrocchia ad hoc. Sempre che abbia intenzione di farlo, annotano i frequentatori del rito antico. Per la "destra ecclesiastica" non c'è molto da dire. Più che altro circola con costanza la parola "combattere", nell'accezione dottrinale.

Tuttavia, proprio sulla "battaglia" in corso attorno al rito antico è intervenuto il pontefice argentino, che non intende tollerare le "distorsioni" tagliate su questa o quella impostazione. Perché il rischio mal celato è la creazione di divisioni, dunque di gruppi. E sappiamo quanto Bergoglio non sia un fautore dei correntismi ecclesiologici. Peraltro, la formazione di gruppi contrapposti su base liturgica in ambito parrocchiale, tra post-conciliari e non, è un fenomeno che si è già diffuso.

Le disposizioni del pontefice argentino non sono passate certo inosservate in ambito diocesano, dove in alcuni contesti è scattata una sorta di protesta. Alcune diocesi legate al rito antico si sono affrettate nel comunicare che la Messa in latino non scomparirà affatto. Un tam-tam che ha luogo soprattutto negli Stati Uniti, dove la polarizzazione dottrinale è più forte che in altri contesti. Come ha raccontato Sabino Paciolla nel suo blog, ad esempio, l'arcivescovo di San Francisco ha messo qualche "puntino sulle i", fornendo ai fedeli rassicurazioni sulla continuazione della disponibilità del rito antico nella sua diocesi. Esistono anche casi analoghi. Il clima è acceso. Il cardinale Raymond Leo Burke, come raccontato dal blog di Aldo Maria Valli, ha dichiarato che dinanzi "a tanta durezza" i fedeli sono comunque chiamati a non scoraggiarsi.

Così, tra interpretazioni apocalittiche e riflessioni meno tranchant, prosegue la marcia della Chiesa cattolica verso la sua evoluzione in chiave riformista. In ottica di "politica vaticana", è un passo che pesa. Francesco, dopo le tante critiche subite all'epoca dei Dubia, pareva aver limitato la sua azione "progressista". Questa storia della Messa antica riposiziona la narrativa e consente a tanti commentatori, cattolici e non, di riproporre lo schema tradizionalisti "contro" il Papa. O del Papa "contro" i tradizionalisti, che dir si voglia.