Morto Valerio Onida, ex presidente della Corte costituzionale

Si è spento a 86 anni Valerio Onida: una volta raggiunta la pensione iniziò a collaborare volontariamente all'interno del carcere di Bollate

Morto Valerio Onida, ex presidente della Corte costituzionale

A 86 anni è morto Valerio Onida, presidente della Corte costituzionale dal settembre 2004 al gennaio 2005 e professore emerito di diritto costituzionale all'Università degli studi di Milano. Era nato a Milano il 30 marzo 1936. È stato giudice costituzionale dal 1996 al 2005 ma il lavoro è stato prima di tutto la sua grande passione. Chi ha lavorato con lui oggi lo ricorda con gli occhi lucidi e ne sottolinea soprattutto l'umiltà. Ad annunciarne la scomparsa è stato suo figlio Francesco, che ha postato una foto del padre su Facebook con la scritta "Ciao papà, grazie di tutto". Lascia cinque figli, sei nipoti e una moglie.

Per sottolineare questo suo aspetto. Il Corriere della sera ricorda che Valerio Onida, una volta entrato in pensione, iniziò a operare come volontario nel carcere di Bollate a Milano, per offrire supporto ai detenuti che avessero voluto fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Nel 2012, insieme alle sue ex allieve (oggi professoresse) Marilisa D’Amico e Barbara Randazzo, ha fondato uno studio legale orientato principalmente dalla tutela dei diritti. Anche i suoi studenti lo ricordano con grande affetto, perché era un professore attento e appassionato, pronto ad allungare una mano a chi ne avesse bisogno. Non si tirava indietro quando uno studente gli chiedeva un consiglio e durante gli esami si impegnava per fare in modo che tutto potessero passare il suo esame, anche se per farlo era necessario insistere oltre il dovuto per arrivare anche solo a 18. Tra i suoi studenti spiccano tantissimi personaggi che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli importanti in politica e nel mondo giuridico. Tra loro c'è anche Marta Cartabia, che si laureò con lui nel 1987.

Nel 2016, Valerio Onida si batté strenuamente per il no al referendum promosso da Matteo Renzi per le modifiche costituzionali e nel 2013 venne invitato dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a partecipare al think tank del gruppo dei Dieci saggi chiamati a effettuare proposte di legge per migliorare i diritto italiano dal punto di vista economico e sociale. Nel 2011 è succeduto al presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a capo del Consiglio generale dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia.

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