"Nella Chiesa vescovi contro l'insegnamento di Cristo"

La Chiesa, approvando la comunione per i divorziati risposati, andrebbe contro gli insegnamenti di Cristo. Le parole del vescovo Schneider

"Nella Chiesa vescovi contro l'insegnamento di Cristo"

La Chiesa cattolica continua ad essere divisa su "Amoris Laetitia":"Ammettendo i "divorziati risposati" alla Santa Comunione, questi vescovi stabiliscono una nuova tradizione conforme alla propria volontà e trasgrediscono in tal modo il comandamento di Dio, come Cristo un tempo rimproverò i farisei e gli scribi (cfr Mt 15, 3). E ancor più grave è il fatto che tali vescovi cercano di legittimare la loro infedeltà alla parola di Cristo per mezzo di argomenti come "bisogno pastorale", "misericordia", "apertura allo Spirito Santo", a parlare è mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Santa Maria di Astana, in Kazakistan, che uno dei tre sottoscrittori originali della "Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale". Il documento, che è teso alla "correzione" dell'esortazione apostolica "Amoris Laetita" di Papa Francesco, sta facendo discutere la Chiesa cattolica anche se molti ritengono che la diatriba dottrinale sul tema sia troppo "enfatizzata". Bergoglio, del resto, ha "chiuso" la questione pubblicando negli atti ufficiali del suo pontificato una lettera indirizzata all'episcopato argentino, una missiva nella quale il pontefice ha evidenziato l'unica interpretazione corretta. Tre vescovi kazaki, tuttavia, hanno rilanciato sul tema, nel sostenere che "Amoris Laetitia" apra in qualche modo alla giustificazione della "piaga del divorzio".

Schneider, recentemente, ha specificato le ragioni alla base della professione, poi sottoscritta anche dai vescovi italiani Viganò e Negri, dal cardinale Pujats e dal vescovo austriaco Laun, in un'intervista tradotta qui: "...i vescovi che sostengono la Santa Comunione per "divorziati risposati" - ha detto Schneider - sono i nuovi Farisei e Scribi perché trascurano il comandamento di Dio, contribuendo al fatto che continuino a "uscire adultèri" dal corpo e dal cuore dei divorziati risposati (Mt 15: 19), perché vogliono una soluzione "pulita" esteriore e apparire "puliti" anche agli occhi di coloro che hanno potere (i social media, l'opinione pubblica)", ha sottolineato il prelato del Kazakistan. All'origine della "confusione", insomma, ci sarebbe la necessità di alcuni di apparire conformi alle tendenze culturali e comportamentali del mondo contemporaneo. "Dobbiamo fondare e promuovere gruppi giovanili di cuori puri, gruppi familiari, gruppi di sposi cattolici - ha aggiunto il vescovo - che si impegneranno per la fedeltà dei loro voti matrimoniali. Dobbiamo organizzare gruppi che aiutino le famiglie moralmente e materialmente distrutte, le madri single, i gruppi che assistono con la preghiera e con buoni consigli coppie, gruppi e persone separate che aiuteranno le persone "divorziate risposate" ad avviare un processo di seria conversione, cioè riconoscere con umiltà la loro situazione peccaminosa e abbandonare con la grazia di Dio i peccati che violano il comandamento di Dio e la santità del sacramento del matrimoni...", ha chiosato il presule.

Il testo dell'intervista è incentrato soprattutto sul quattordicesimo Sinodo della Famiglia:"Anche se non ha raggiunto i necessari due terzi dei voti, rimane comunque il preoccupante e sorprendente fatto che la maggioranza assoluta dei vescovi presenti ha votato a favore della Santa Comunione per i "divorziati risposati", una triste riflessione sulla qualità della spiritualità dell'episcopato cattolico odierno...", ha sottolineato Schneider. Parte della Chiesa contemporanea, secondo quanto sostenuto dal vescovo kazako, opererebbe in modo contrario agli insegnamenti di Cristo e alla dottrina cattolica. "Dobbiamo credere fermamente che Dio dissiperà i piani di disonestà, infedeltà e tradimento. Cristo tiene infallibilmente il timone della barca della sua Chiesa in mezzo a una tempesta così grande. Crediamo e confidiamo nel vero governatore della Chiesa, in Nostro Signore Gesù Cristo, che è la verità", ha concluso uno dei sottoscrittori della professione. La "polemica", insomma, sembra destinata non rientrare.

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