Niscemi, il paese che vuol bloccare gli Stati Uniti Domani la sentenza sull’impianto satellitare Muos

Dopo cinque anni di battaglie, domani la sentenza sull’impianto satellitare Muos

Niscemi, il paese che vuol bloccare gli Stati Uniti  Domani la sentenza sull’impianto satellitare Muos

È Davide contro Golia. Il piccolo paese della Sicilia che ferma gli Stati Uniti d’America (e mette in difficoltà molto serie il governo Renzi). A Niscemi, borgo di ventottomila abitanti che sovrasta Gela, famoso per le piantagioni di carciofi, domani sarà un giorno speciale, uno di quei giorni che decidono le battaglie, se non la vittoria finale della guerra. Il Cga di Palermo, il massimo organo della giustizia amministrativa della Sicilia, deve decidere se accogliere o rigettare il ricorso del Ministero della Difesa contro la sentenza del Tar che ha bloccato l’impianto per il controllo satellitare degli Usa.

L’America ha scelto Niscemi come quarta stazione di terra per completare il Muos, un sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza, formato appunto da quattro stazioni terrestri e cinque satelliti. Il Muos consentirà la comunicazioni delle forze militari anche in ambienti svantaggiati e sarà decisivo nella trasmissione e acquisizione di dati che riguardano i droni. Le altre stazioni si trovano in Virginia, alle Hawai, e in Australia. Ogni stazione è formata da tre grandi parabole del diametro superiore ai 18 metri. A Niscemi l’impianto sorge su una base militare della Marina americana dove dal 1991 sono operative 41 antenne per le comunicazioni navali. Finora sono stati cinque anni di braccio di ferro.

Dopo una serie di cambi di atteggiamento da parte della Regione Siciliana (il governatore Crocetta prima era al fianco dei cittadini, poi con gli Usa) , è ora la giustizia italiana a fermare gli Stati Uniti. Il Tar a febbraio ha imposto un clamoroso stop alle parabole di Niscemi, ponendo una serie di dubbi sui rischi per la salute dei cittadini, non completamente vagliati – secondo le conclusioni dei giudici amministrativi - dall’Istituto superiore della Sanità, e accogliendo così il ricorso dei comitati No Muos e del Comune di Niscemi. “Irrimediabilmente scaduta” anche l’autorizzazione paesaggistica concessa nel 2008. Tra le contestazioni, i mancati studi sulle possibili interferenze del sistema con l’aeroporto di Cosimo.

Alla decisione del Tar si sono poi aggiunti il decreto di sequestro del Tribunale di Caltagirone e la conferma ai sigilli arrivata dal Tribunale del Riesame di Catania. Ora la parola fine sulla contestata creazione del Muos. Da domani la palla passerà alla politica. Il console americano a Napoli, Colombia Barrosse, ha già fatto capire quali sono le intenzioni americane in caso di un ennesimo “no” all’impianto: “Nella misura in cui gli ostacoli dovessero ancora continuare – ha chiarito in una conversazione con “La Siclia” - ci sarà più attenzione e molta meno pazienza” da parte degli Stati Uniti. La questione Muos non riguarda solo Italia e Stati Uniti, ma è “globale”. Oltre alla perdita degli investimenti, nel caso il progetto dovesse naufragare “ci sarebbero i danni dovuti anche alla mancata attivazione e alla necessità di trovare un nuovo sito dove ricominciare tutto daccapo”.

L’irritazione della Casa Bianca non è un mistero, e, se i cittadini di Niscemi dovessero ancora averla vinta, per il governo Renzi si spalancherebbe una strada fitta di ostacoli. Fino a questo momento la stazione di Niscemi è costata agli Stati Uniti 63 milioni di dollari. Un presidio sarà organizzato domani fin dalle prime ore del mattino sotto la sede del Cga a Palermo. Nell’attesa di una sentenza che potrà cambiare le sorti di Niscemi, è scoppiata un’ulteriore diatriba, questa volta tra il Comune e l’Arpa regionale: i tecnici sostengono di aver inviato i test sul funzionamento delle antenne paraboliche del Muos, ma il Comune nega di aver ricevuto la documentazione. Domani entro mezzogiorno il verdetto.

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