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Il cordino, i corpi nell’Adige, l’ibristofilia: "Così Benno ha ucciso i genitori"

Da persone scomparse a vittime di un brutale omicidio: Laura Perselli e Peter Neumair sono stati uccisi dal figlio Benno, condannato all’ergastolo. L’esperto: "Il movente non è uno solo"

Il cordino, i corpi nell’Adige, l’ibristofilia: "Così Benno ha ucciso i genitori"

Il duplice omicidio di Laura Perselli e Peter Neumair è una vicenda che ha profondamente scosso Bolzano. Una coppia di coniugi sportiva, amante delle passeggiate in montagna. Due insegnanti in pensione, 63 anni lui e 68 lei. Sorridenti nelle foto diramate all’indomani della denuncia di scomparsa. Ma la loro vita è stata spezzata dal proprio figlio Benno in una sera di gennaio, poco prima dell’Epifania. E, come spesso accade in questi casi, ci si ritrova a chiedersi se questo delitto avrebbe potuto essere evitato.

“Leggendo le varie dichiarazioni delle persone vicine, familiari, amici che descrivono sia il padre che la madre come persone molto impaurite dal figlio, si comprende che sicuramente qualche campanello d'allarme c'era stato. Non con certezza assoluta, però alcuni segnali c'erano stati e quindi in questi casi la prevenzione è molto, molto importante”, spiega a IlGiornale Alessandro Cariulo, psicologo, criminologo e docente di criminal profiling.

La scomparsa di Laura Perselli e Peter Neumair

È il 4 gennaio 2021: Madè Neumair, medico di Bolzano che vive a Monaco di Baviera, prova a contattare la madre Laura Perselli. Un gesto comune d’affetto per molte persone che vivono lontane dai propri genitori, sentirsi ogni giorno, anche più volte al giorno. La donna non risponde, perfino WhatsApp restituisce alla dottoressa una sola spunta grigia. Sarà andata a dormire, era stanca: è quello che ha pensato Madè sulle prime, come poi ha rivelato anche al processo.

Il giorno dopo la figlia prova invano a ricontattare la madre, per poi tentare il contatto con il padre Peter Neumair, sempre “affidabile”, come dice in aula con una parola in lingua tedesca. Ma anche il suo smartphone non restituisce feedback di ricezione: Madè si preoccupa e contatta il fratello Benno Neumair, che dopo aver vissuto un episodio psichiatrico in Germania, dove abitava, è tornato a stare dai genitori. Benno le dice di aver dormito fuori e di essere in giro con il cane. La preoccupazione di Madè sale: i genitori sono soliti fare passeggiate in montagna, che sia accaduto qualcosa? La dottoressa contatta una vicina, che al telefono prova a bussare alla porta dei coniugi scomparsi: è in quel momento che Madè comprende una prima contraddizione di Benno, sentendo la sua voce mentre apre la porta e saluta la vicina.

Sono tante le contraddizioni nelle settimane della scomparsa che sollevano le perplessità di Madè Neumair, la quale, coraggiosamente collabora con le forze dell’ordine. Ancora non lo sa, ma ha dei dubbi sul fratello: ci sono troppe stranezze - per esempio i genitori che spariscono nell’unica notte che il fratello non è in casa e lui le chiede di non parlare di questo - e come lei la pensano anche le forze dell’ordine che alcune settimane più tardi fermano Benno e gli sequestrano l’auto mentre il giovane la stava lavando. In quel momento è in compagnia di una delle due donne che in quei giorni frequenta: a loro chiede dei favori, di aiuti nelle pulizie, ma viene stabilito che sono inconsapevoli di quanto sia accaduto.

“Un soggetto che riesce a mettere in atto uno staging è un soggetto molto freddo, molto calcolatore, che sa bene quello che sta facendo, quindi ha pianificato o comunque è in grado di pianificare successivamente al delitto - aggiunge Cariulo - Benno in questa fase mette in atto quella che è la sua ossessione della pulizia, pulendo in modo molto accurato tutta la scena del crimine, facendo una serie di ricerche anche attraverso i suoi dispositivi informatici per capire come fare per eliminare le varie tracce, e utilizza la manipolazione con donne a lui vicine - un'amica e una donna con cui aveva avuto un appuntamento proprio nei giorni successivi a questo duplice delitto - le manipola facendo sì che loro in qualche modo cancellino anche delle tracce a loro insaputa, e quindi chiaramente non sono punibili per favoreggiamento”.

Dopo una serie di indagini tra celle telefoniche, interrogatori e richiesta di consegna di abiti, su un ponte viene trovata una labile traccia ematica appartenente a Peter Neumair: Benno viene indagato e la casa viene posta sotto sequestro.

Il ritrovamento dei corpi e la confessione

Dopo un mese i coniugi sono ancora scomparsi: grazie a un lavoro di abbassamento delle acque da parte degli inquirenti, il 6 febbraio viene ritrovato sul greto dell’Adige il corpo di Laura Perselli. Alcuni giorni dopo Benno Neumair confessa: ha ucciso lui i genitori, prima Peter e poi la madre, strangolandoli con una corda da arrampicata a seguito di un litigio. Non sarà mai provato a processo se questo litigio ci sia stato davvero: in aula non c’è bisogno di stabilire se effettivamente Benno Neumair abbia ucciso, ma se sia “bad or mad” (malvagio o pazzo, ndr), ossia se sia stato in grado di intendere e di volere al momento del duplice omicidio. Intanto, il 27 aprile, viene trovato, sempre nell’Adige, anche il corpo di Peter Neumair. L’autopsia ha stabilito che è stato strangolato da dietro.

Un processo, gli interrogativi, i risvolti social

Benno Neumair viene giudicato colpevole in tre gradi di giudizio e condannato all’ergastolo con un anno di isolamento diurno per duplice omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere: l’iter dura da aprile 2022 - ovvero l’inizio del processo in corte d’assise - fino a settembre 2024 - con la pronuncia della Cassazione. Una grossa importanza riveste la perizia psichiatrica, che diagnostica a Benno Neumair un disturbo di personalità narcisistica. Mentre la difesa punta a questo disturbo per far riconoscere nell’imputato l’incapacità di intendere e volere al momento del delitto, le motivazioni della sentenza attestano che “oltre ogni ragionevole dubbio” Benno Neumair commise il duplice omicidio “in piena capacità di intendere e volere”.

“È possibile - così Cariulo ricorda quanto detto a processo - che nel corso di un confronto molto acceso - cosa frequente per lui avere dei confronti molto accesi anche con la madre - Benno probabilmente si è sentito come in trappola e ha deciso di reagire attaccando il padre e cercando, dice lui, di metterlo a tacere per sempre, perché non ne poteva più delle critiche che per lui non erano semplicemente critiche. Perché per un soggetto narcisista ricevere delle critiche in modo costante è qualcosa che non riesce a tollerare”.

Ma i due omicidi, pur nello stesso contesto, hanno avuto dinamiche e motivazioni differenti “Questa problematica - prosegue l’esperto - si è poi riversata in particolare sull'omicidio della madre, quello successivo, che ha un movente completamente diverso. Ovvero lui attende il ritorno della madre in casa e la uccide calcolando questo omicidio, ritenendolo necessario per proteggersi e quindi evitare che ci sia una testimonianza da parte della madre, che chiaramente avrebbe trovato il corpo del padre in casa e soprattutto per evitare il confronto con lei”.

D’altra parte “la Corte ha ricostruito sulla base dell’ampio materiale probatorio raccolto, i fatti del giorno dell’omicidio e di quelli successivi, analizzando tutte le testimonianze e i risultati delle indagini scientifiche di ogni tipo. Questo esame ha portato ad affermare oltre ogni ragionevole dubbio la commissione dei reati contestati da parte dell’imputato”, ha fatto sapere il tribunale di Bolzano in una nota. Inoltre il disturbo di personalità narcisistica “non ha inciso sulla capacità di intendere e di volere al momento della commissione dei reati”. Così la Corte ha anche ritenuto sussistente l’aggravante della premeditazionein ragione delle modalità di commissione che si sono sostanziate in un vero e proprio agguato”. Durante il primo grado la pm ha fatto trascorrere dai 3 ai 5 minuti di silenzio per mostrare come ci voglia tantissimo tempo per uccidere un essere umano attraverso lo strangolamento.

Non si è riusciti però a chiarire completamente il movente che, com’è noto e in generale, ha a che fare con le indagini, ma non necessariamente con la sentenza. “Il movente in questo tipo di delitti non si può individuare in un solo elemento - dice il criminologo - ma in una concomitanza di elementi derivanti principalmente dalla personalità del soggetto, una personalità sicuramente deviata, con problematiche legate a tratti molto evidenti di narcisismo e tratti anche antisociali, tutto rilevato all'interno delle perizie che sono state fatte nel corso del processo che ha visto come imputato il soggetto. In questo caso si possono individuare due tipologie di moventi all'interno del duplice delitto, perché il primo delitto, ovvero quello del padre, ha più una dinamica legata all'impulsività del soggetto”.

Oltre il giudizio restano però anche i fenomeni sociali, anzi social. Insieme con le notizie relative al duplice omicidio di Bolzano, sono spuntati dei canali social pro Benno, grondanti di donne innamorate del reo confesso. Il fenomeno prende il nome di ibristofilia - esempi ne esistono a iosa, da Ted Bundy a Filippo Turetta, passando per Angelo Izzo - e consiste nell’infatuazione a distanza verso persone che hanno commesso delitti efferati.

“Ci sono due motivazioni che spingono un soggetto a far emergere questa parafilia: una è quella della proiezione, cioè il soggetto tende a identificarsi o meglio la sua parte malvagia, si identifica nel soggetto che ha commesso il reato e quindi si sente attratto o attratta; dall'altra parte c'è l'aspetto estetico e questo sicuramente è il caso di Benno, ovvero un soggetto, un uomo, un ragazzo aitante, con un fisico prestante di

bell'aspetto a cui si associa la parte più malvagia. Come è successo anche nel caso di Benno, la persona che ha commesso il reato riceve in carcere molte lettere, foto e comunque anche proposte di matrimonio”, conclude Cariulo.

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