"Non chiamano la nonna di Fedez per il vaccino". Ma la verità sulla dose è un'altra

Chiara Ferragni alza la voce sui social per presunti favoritismi nella campagna vaccinale ma l'Ats di Milano fornisce un'altra versione

"Non chiamano la nonna di Fedez per il vaccino". Ma la verità sulla dose è un'altra

Ogni Paese, ogni epoca, ha i maître à penser che merita. L'Italia del 2021 evidentemente si merita Chiara Ferragni. L'influencer e imprenditrice digitale ha prima alzato la voce sul ddl Zan insieme a suo marito e poi ha fatto la morale a Regione Lombardia per la gestione dell'emergenza coronavirus e per la campagna vaccinale. Con un lunghissimo post sui social, infatti, la bis mamma Ferragni ha raccontato la storia di Luciana Violini. Non certo una signora qualunque, ma l'anziana nonna di Fedez. La donna, 90enne, non era ancora stata chiamata per effettuare la vaccinazione e questo ha scatenato l'ira dei nipoti. Chiara Ferragni e Fedez sono consapevoli di avere una voce molto influente, tanto che imputano alla loro rabbia social la chiamata ricevuta dalla signora Violini in queste ore per sottoporsi alla vaccinazione. Ma Regione Lombardia dà un'altra versione rispetto a quella fornita dalla coppia.

"Lei è la nonna di Fedez? Alle 12 può venire a fare il vaccino", avrebbe detto l'operatore telefonico alla nonna del rapper. Questo ha fatto arrabbiare ancora di più Chiara Ferragni, che si è sfogata sul suo profilo Instagram con un lungo monologo sui favoritismi e sulle pecche della gestione della campagna vaccinale della Regione Lombardia. "Se ieri ero arrabbiata, oggi lo sono ancora di più pensando che nonna Luciana, che aveva diritto di essere vaccinata da mesi, riesce a far rispettare un suo diritto solo perché qualcuno ha paura che io possa smuovere l’opinione pubblica", ha scritto Chiara Ferragni, che poi si domanda: "E invece le altre nonne che hanno lo stesso diritto e non hanno chi può farsi sentire mediaticamente come faranno?".

Chiara Ferragni tira in ballo un po' tutti nel suo post, dai vertici della Regione Lombardia fino al presidente del Consiglio. "Vogliamo che vi diate una mossa, che se sbagliate chiediate scusa, e poi lasciate le vostre poltrone a chi ne ha le capacità. Vogliamo vaccinare il prima possibile i nostri cari più fragili e smettere di avere paura che tra quei 500 morti al giorni possano esserci anche i nostri affetti". Si rivolge, quindi, a Mario Draghi, al quale esprime stima e comprensione, e all'intero parlamento: "Basta chiacchiere! Adesso bisogna rimboccarsi le maniche, vogliamo tornare a essere orgogliosi di essere lombardi, italiani, europei, perché oggi non siamo più certi di poterlo essere!".

L'accusa di fare favoritismi, però, non piace all'Ats di Milano, che con una nota offre la sua ricostruzione dei fatti: "Nessuno dei nostri operatori ha chiesto alla signora se fosse 'la nonna di Fedez'". L'azienda quindi, spiega come si sta svolgendo la vaccinazione: ""L'Ats Città Metropolitana di Milano riceve ogni giorno decine di segnalazioni in merito a cittadini over 80 che non sono stati ancora convocati per la vaccinazione anti-Covid. Alla luce di verifiche nella maggior parte di casi si tratta di disguidi dovuti ad errori nella compilazione della domanda, tutte queste persone vengono contattate telefonicamente e convocate per la somministrazione".

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