Omicidio Ferrara, i videogame, il bar e gli spinelli. Così hanno preparato il delitto

Manuel e Riccardo, i due killer di Ferrara, vivevano la loro vita tra il bar della piazza, la console e i giri in scooter. Nel loro futuro nessun progetto di vita o di lavoro

Omicidio Ferrara, i videogame, il bar e gli spinelli. Così hanno preparato il delitto

I videogiochi, il bar del Paese, i giri in scooter. E ancora, le partite di calcetto, le sigarette e la scuola. Si riassume così la vita di Manuel Sartori e Riccardo Vincelli, i due killer di Ferrara che hanno ucciso i coniugi Vincelli, madre e padre di Riccardo. Una vita vissuta sempre insieme, trascinandosi l'un l'altro.

Una vita divisa tra videogame e spinelli

Le giornate dei due scorrevano nello schermo di un televisore: i videogiochi erano il loro massimo divertimento. La scuola veniva saltata per passare ore con il joystick in mano, e la notte capitava che non si dormisse per giocare ai videogame. A pochi metri dalla casa del massacro, un altro luogo di svago dei due assassini: il Club One. Un bar di paese come ne esistono ovunque. Qui li ricordano tutti tra partite di calcetto, giri al centro commerciale di Comacchio e il sigarette consumate discuttendo in piazza. Riccardo era appassionato di sigarette elettroniche e non. "Lo vedevi seduto qui magari per un pomeriggio intero a chiacchierare e fumare, quasi sempre Manuel era con lui", racconta un ragazzino intervistato da Il Corriere.

Poi c'erano le serate in discoteca, poche, per di più divise tra l'Ipanema d’estate e il Caprice d'inverno. Qui il tempo si divideva tra la pista da ballo e le fotografie da postare sui social network, con un superalcolico in mano o con qualche ragazza. Nella loro adolescenza, Manuel, a differenza di Riccardo, ci sapeva fare con le coetanee, Riccardo secondo tutti era più timido e insicuro. Le ex fidanzate e le amichette non commentano, ma qualche compagno di scuola però parla del loro rapporto con la droga. Gli spinelli, per entrambi, era all'ordine del giorno, e lo confermano anche le analisi fatte dopo l'arresto. Non solo, Riccardo si vantava di aver sniffato cocaina: "Mi ha fatto sentire potente", avrebbe confessato nel solito bar.

Divertimento, svago e poca scuola. Per non parlare del lavoro. Nelle giornate dei due amichetti c'era spazio per tutto. Il telefonino, le chat e qualche discussione con gli altri amici. Una vita destinata al nulla più assoluto. I loro genitori ci avevano provato a metterli in riga, gli insegnanti anche. Ma non c'era nulla da fare. Nessun progetto di vita o aspirazione lavorativa. L'unico piano che i due coltivavano era quello di uccidere i genitori di Riccardo.

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