Separarsi ai tempi della crisi: dalla famiglia all'elemosina

Cercano conforto online tra siti e forum. Li si incontra nelle mense per i poveri. Dormono in macchina o chiedono da mangiare a supermercati e ristoranti

Separarsi ai tempi della crisi: dalla famiglia all'elemosina

"Mia moglie mi ha lasciato sei mesi fa portandosi via tutto. I bambini, la casa. Adesso mi trovo solo e sull’orlo del fallimento. E tra qualche giorno anche in strada. Mi farebbe piacere conversare con chiunque possa aiutarmi dandomi consigli su cosa fare. Qualcuno che magari è già stato in questa situazione." Scrive Renato.

"Buttato fuori casa a giugno, con una mano davanti e una dietro. Lavoro precario a 700 euro al mese, 450 di affitto in nero perché non posso pagare la cauzione, acqua, luce e gas come seconda casa. Ottanta euro li do a mia moglie per il piccolo Lorenzo, mio figlio, e con quello che avanza metto la benzina allo scooter per andare a lavorare e faccio un po’ di spesa". Racconta Fabrizio.

"Sono Nicola, mi sono separato 10 mesi fa ed ho 4 figli. Ora dormo in macchina, non ho un lavoro e non riesco a pagare il mantenimento. Lei mi minaccia mettendomi i bimbi contro. Li vedo sempre meno. Non ho nessuno che mi sostiene, non ho un'arma. Cosa faccio? Mi suicido? Non vivo più".

Cercano conforto online tra siti e forum. Si confidano, si confrontano, si mettono a nudo. Raccontano i complessi iter legali che stanno affrontando, la difficoltà di ricominciare da zero, la paura di essere un padre separato. Storie diverse ma che, nella sostanza, si somigliano tutte. Se ne parla poco, forse perché si confondono tra la folla. Eppure, capita di incontrarli nella mensa dei poveri di Milano. Mangiano in fretta, con lo sguardo basso. Sono puliti, ben vestiti e con la valigetta dell’ufficio tra le gambe. La vergogna è tanta, come la fame. Ed un pasto gratuito diventa fondamentale.

"È aumentato moltissimo il numero degli italiani che vengono qui da noi per un pasto caldo"- racconta Marina Nava rappresentante dell’Opera San Francesco, storico punto di riferimento per l’accoglienza. All’ora di pranzo, infatti, la sala della mesa è piena. Ci sono moltissimi stranieri in fila, ma anche signori e signore anziane ben vestite. "Sono pensionati, a cui fa comodo fare un pasto al giorno qui in mensa, di sera, infatti, non li vediamo quasi mai".

Il menù è ricco, un pasto completo: pennette con zucchine e pomodori, una mozzarella, carote bollite, pane, una mela ed acqua a volontà distribuita dai dispenser della grande sala. "Sì, tra loro ci sono sicuramente padri separati ed in difficoltà. Del resto- continua Nava- dallo 0,04 percento di 15 anni fa, il numero degli italiani che vengono qui in mensa è salito al 15%."

"Ero un pompiere"- racconta Angelo, ormai un ospite abituale che scherza e chiacchera con tutti alla mensa dell’Opera di San Francesco. "Vengo qui dal 2001." Si capisce poco di quello che dice, in bocca gli è rimasto un solo dente. Ha le mani grandi e rovinate, si commuove spesso parlando della sua vita: "Guidavo l’autobotte dei pompieri, poi un giorno, per aiutare i colleghi, mi è caduta una cosa in testa. L’invalidità e il prepensionamento." E continua commosso: "Ero sposato, ho anche un figlio. La pensione è poca…" Dove dorme? "Sto in un casale fuori Milano, ma è puntellato"- mentre finisce di parlarne sgrana gli occhi.

"I 7,1 milioni di italiani che vivono da soli devono affrontare un costo della vita superiore del 66 per cento rispetto a quello medio di ogni componente di una famiglia tipo" è quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sul calo dei divorzi e delle separazioni in Italia.

Una inversione di tendenza per una scelta dolorosa ma anche costosa che - sottolinea l'associazione – è stata favorita dalla crisi che ha fatto anche aumentare il numero di divorziati e separati in grave difficoltà economica. La presenza di separati e divorziati è peraltro in forte crescita tra i 4,1 milioni di abitanti che sono stati costretti a chiedere aiuto per mangiare. Vivere da soli è più costoso: la spesa media per alimentari e bevande di un single è di 332 euro al mese, il 62 per cento superiore a quella media di ogni componente di una famiglia tipo di 2 o 3 persone che è di 204 euro.

E anche a Roma la situazione non cambia. Nella storica mensa diurna di Colle Oppio, c’è l’umanità tutta. Pensionati, clochard, stranieri e anche molti giovani. Un uomo sulla quarantina arriva davanti all’ingresso, ha uno scooter vecchio ed un abbigliamento casual. Va di fretta ed è incerto. Viene spesso qui a pranzo? "Scusi, ma non mi va di parlare. Mi vergogno" E di cosa? "Di essere in difficoltà. L'hanno scorso sono stato in vacanza in Sardegna, capito sì?" Poi cosa è successo? "Eh, quella str***a di mia moglie m'ha mollato, s'è presa la casa e i figli ed io so' rimasto senza una lira e pure da solo." Che lavoro fa? "Guido l'autobus, prendo una miseria. Però ora me ne vado che c'ho da fare, scusi". Si infila il caso, sale in sella e va via come se qualcuno lo stesse inseguendo.

"Viene qui quasi tutte le sere. Noi chiudiamo alle 20.30 e lui arriva circa 10 minuti dopo." spiega Mario (nome di fantasia) dipendente di un supermercato in zona Tiburtina a Roma. Parla di un "ormai amico", un uomo sulla cinquantina, divorziato ed in difficoltà che, inizialmente come cliente, lo ha approcciato per chiedergli aiuto. "Per legge noi dobbiamo buttare tutto quello che non viene consumato nel banco del pane per esempio. Detto tra noi, è una cosa assurda! Lei non si immagina neanche quanto pane si butta." E continua: "Era un cliente abituale, veniva qui con la moglie ed il figlio a fare la spesa. Poi per un po' non l'ho più visto. Verso Natale è tornato, sembrava quasi malato." Perché? "Perché era più magro, un po' trasandato. Mi ha salutato poi mi ha fatto capire che si era separato e non se la passava bene." Le ha chiesto aiuto? "Sì, ma non soldi o cose così, mi ha fatto capire se alla chiusura potevo dargli un po' di pane o un pezzo di pizza che tanto sarebbero andati buttati." E cosa ha fatto? "La sera passa e gli do qualcosa, ma se me beccano passo i guai. Ma come si fa a non aiutare qualcuno in difficoltà? Io una famiglia ce l'ho e il pensiero di non tornare a casa, trovare la cena pronta, stare a tavola con i miei figli... me vengono i brividi."

Basta aspettare per vederlo arrivare. Sono le 20.40. Gira l'angolo della strada e si avvicina al retro del supermercato. Con Mario si salutano stringendosi la mano e dandosi pacche sulle spalle, sembrano amici di una vita. All'improvviso si guardano intorno, Mario prende una busta di carta, di quelle da panetteria, appunto, e lo saluta velocemente. L'uomo si allontana svelto con lo sguardo rivolto verso terra ed il pane tra le mani.

Commenti