Il killer del carabiniere "Coltellate con due mani"

Elder, uno dei due ragazzi americani accusati per l’omicidio di Cerciello, ha dichiarato di averlo colpito più di una volta per toglierselo di dosso

Il killer del carabiniere "Coltellate con due mani"

“Quando ho sentito le sue mani sul collo ho preso il coltello e l'ho colpito per togliermelo di dosso”. Finnegan Lee Elder, uno dei due ragazzi americani accusati di aver ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, durante il processo ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee per spiegare cosa è avvenuto quella tragica notte del 26 luglio 2019.

Il racconto dell'americano

In un’ora, Elder ha ricordato cosa accadde in via Pietro Cossa, nel quartiere romano Prati, quando uccise il carabiniere. Strategia diversa quella seguita dai legali di Elder rispetto a quella del suo connazionale e amico, con lui imputato, Gabriel Natale Hjorth. Il 21enne ha infatti deciso di non sottoporsi all’esame di giuria, avvocati e pm, preferendo rilasciare delle dichiarazioni spontanee senza rispondere a eventuali domande. Il suo racconto è partito da quando i due ragazzi californiani, allora poco più che maggiorenni, avevano lasciato la stanza 109 dell’Hotel a 4 stelle Le Meridien Visconti di via Federico Cesi.

Poco prima erano stati truffati da una coppia di pusher che invece di vendere loro della cocaina avevano rifilato ai due americani una aspirina tritata.

Per vendicarsi, i ragazzi avevano deciso di rubare lo zaino di uno degli spacciatori, con al suo interno il telefono. Si erano quindi messi d’accordo per incontrarsi, allo scopo di recuperare i soldi, o quantomeno avere in cambio la droga, e riconsegnare il borsone sottratto al pusher, senza però sapere che quest’ultimo aveva denunciato ai militari il furto della borsa e che nel luogo dell’appuntamento ci sarebbero stati anche i carabinieri. Due per la precisione: Andrea Varriale e il povero Mario Cerciello Rega.

Le 11 coltellate con due mani

Secondo quanto raccontato, dall’albergo dove i due ragazzi soggiornavano, Elder uscì armato di coltello, tenendo l'arma nella tasca della sua felpa. Questo perché aveva una sensazione di paura e ansia per dover incontrare uno spacciatore che sarebbe potuto arrivare all'appuntamento con altri suoi amici.

Ha asserito che è stata una sua decisione quella di prendere il coltello con sé e che non sa se Gabriel si fosse accorto di ciò che aveva fatto. Dalla ricostruzione del ragazzo, si sarebbero poi trovati di fronte a due uomini, che ha tenuto a sottolineare, “in un attimo si sono girati e si sono avventati su di noi senza dire una parola, senza qualificarsi come poliziotti”. Questo racconto non sarebbe uguale a quanto dichiarato dall’altro americano, Natale Jorth aveva infatti detto che Varriale si era invece identificato.

Elder ha poi proseguito il racconto spiegando di aver colpito Cerciello con 11 coltellate: “L'uomo più grande era una montagna, mi ha buttato per terra e ha messo il suo peso su di me. Ero con la schiena sull'asfalto, ricordo le sue mani sul petto e poi sul collo con una pressione come se stesse cercando di soffocarmi mentre tentavo di divincolarmi. Ho provato panico e ho pensato volesse uccidermi. Perciò istintivamente ho preso il coltello e l'ho colpito per togliermelo di dosso. Non pensavo a nulla ero solo terrorizzato. È durato tutto pochi secondi. Ho avuto l'impressione che stesse cercando qualcosa. Dopo alcuni colpi mi ha afferrato la mano dove tenevo il coltello e ha cercato di rivolgerla verso di me. Ho cambiato mano e ho continuato a colpirlo. La mia volontà era liberarmi dal peso di quella persona”.

Elder riuscì quindi a liberarsi e a fuggire, mentre il vicebrigadiere rimase a terra e poco dopo morì dissanguato. “Non ho mai pensato che un pusher potesse chiamare la polizia. Negli Usa non accade”. Intanto i due ragazzi erano riusciti a fuggire entrambi e a fare ritorno al loro albergo. Fuga durata solo un paio d’ore, erano stati infatti rintracciati e arrestati. Elder ha raccontato che, una volta arrivato in caserma, “ho sentito delle persone che urlavano e mi hanno sputato. Non sono stato trattato nel modo giusto ma oggi ammetto che posso capire i colleghi di Cerciello; un loro amico era appena morto e la loro reazione è umanamente comprensibile”.

Anche la depressione

Elder ha puntato anche sulla depressione, rivelando che pochi giorni prima di arrivare in Europa era paralizzato a letto con una forte depressione, che lo portava a piangere, non mangiare, e a non parlare con suoi amici. Decise di venire in Europa anche per cercare di stare meglio e lasciarsi il passato alle spalle. "Sapevo che se non avessi fatto nulla sarei finito per uccidermi. Dovevo ricominciare. Era un periodo buio mi sentivo sovrastato dai problemi psichiatrici. Ma quel cambiamento non c è stato. In Germania mi sentivo ancora depresso lì ho ricominciato a fumare marijuana che sembrava essere l'unica cosa che mi potessere calmare e fermare le mie paure. Non avevo progettato di andare in Italia, un luogo dove i miei hanno trascorso la loro luna di miele ma dove a mia mamma era successo un fatto drammatico".

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