Cronache

Parma, il racconto dell'autista: 'Così i neri volevano uccidermi'

Il racconto di G.P, conducende dell'autobus assalito a Parma da un gruppo di migranti: "Ora ho paura. Hanno minacciato me e la mia famiglia"

Parma, il racconto dell'autista: 'Così i neri volevano uccidermi'

Fatica a parlare al telefono, come se il ricordo di quei lunghi minuti di violenza tornasse vivo nei ricordi. G.P. è l'autista dell'autobus assalito a Parma da un gruppo di migranti: lo hanno insultato, minacciato, offeso e infine pestato, nonostante si fosse asserragliato nel bus. "A forza di calci e pugni hanno rotto la porta del mezzo. Sono saliti due o tre e mi hanno aggredito". Botte in faccia e spintoni fino a farlo cadere a terra. "Una volta immobilizzato mi hanno picchiato: calci, pungi, tutto quello che avevano".

G.P., lei martedì sera stava parcheggiando il suo autobus all'autostazione di Parma per iniziare il turno sulla tratta che porta a Mezzani. Cosa è successo?
"Sono stato aggredito da parecchie persone di colore. Circa 15-20 neri".

Perché?
"Forse se la sono presa perché provavo a farli spostare dalla banchina. Quando sono arrivato erano seduti in mezzo alla piazzola di sosta a bivaccare. Ho suonato il clacson, ma non si muovevano. Allora ho cercato di evitarli con alcune manovre e sono andati su tutte le furie. Loro dicono che andavo forte, ma per entrare in quella corsia devo fare manovra, è impossibile arrivare veloce".

Erano infuriati anche perché lei li stava riprendendo con un cellulare.
"Ho fatto quel video per tutelarmi (guarda il video). Perché temevo che l'azienda mi facesse pagare i danni al bus. Ho visto che tiravano calci all'autobus e così ho ripreso la scena per cercare di identificare qualcuno di loro, sennò l'azienda fa pagare me".

E pensare che il giorno prima era successo qualcosa di simile.
"Esatto. Lunedì, sempre intorno alle 18.30, sono arrivato in autostazione ed erano in mezzo alla strada. Ho suonato per spostarli e loro hanno iniziato a picchiare contro l'autobus tirando anche i sassi. Per fortuna non avevo gente da caricare in quella fermata e sono scappato".

Ha informato l'azienda (Tranvie Elettriche Parmensi, Tep) di quanto successo?
"Certo. Martedì ho chiamato e ho detto loro che alle 18.30 sarei passato di nuovo dalla stazione, chiedendo ci fosse un tutore dell'ordine. Mi hanno detto: 'Manderemo qualcuno e se poi succederà qualcosa chiameremo i carabinieri'. Quando sono arrivato c'erano solo un controllore e un altro autista. In due non sono riusciti a tenere a bada i 20 neri".

E così è scattata di nuovo la scintilla ed è partita l'aggressione.
"Ero convito che mi ammazzassero. Ero lì, a terra, pensavo: 'Ora mi uccidono'. Io sono abbastanza forte, ho cercato di difendermi e bloccargli le mani. Guardi che quello che mi ha aggredito era bello alto. Fanno paura. Io sono robusto, ma se al mio posto ci fosse stato un collega meno forte, ora sarebbe morto".

L'ospedale le ha prescritto sette giorni di prognosi. Tra una settimana dovrà tornare al lavoro, stessa tratta e stessa sosta all'autostazione. Ha paura?
"Mi hanno minacciato dicendo che verrano a casa a prendere me e la mia famiglia. Ho un figlio di otto anni: certo che ho paura. Loro invece non temono nulla".

In che senso?
"Non hanno nulla da perdere. Mi aggredivano e si dicevano l’un l’altro: ‘Tanto non ci faranno niente'".

Sono convinti di rimanere impuniti.
"Ho presentato denuncia ai carabinieri, consegnando i video. Ma non so se li prenderanno. In trenta anni di servizio le uniche persone con cui ho avuto da dire sono stati gli stranieri. Da quando ci sono questi flussi di migranti va sempre peggio, sempre peggio, sempre peggio".

Perché?
"La maggior parte delle volte salgono sul bus senza biglietto. Noi dobbiamo controllarlo e loro ci dicono: 'Fatti i cazzi tuoi'. Roba da matti. Ma mi faccia dire un'altra cosa".

Prego.
"Non si può andare avanti così. Deve cambiare qualcosa. Che li mandino via e non li lascino lungo la strada a fare quello che vogliono. Si spostano da una parte all'altra, a volte nella piazzola uno, a volte in quella due.

Non sanno cosa fare tutto il giorno e creano problemi".

Come è successo mercoledì.
"Esatto. Ti guardano male, provano a buttarsi sotto l'autobus, poi quando passi fanno finta che li tocchi e iniziano ad attaccar briga. A me non sembra una cosa normale".

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