Lo hanno chiamato il giorno in cui il SAS è diventato famoso, il 5 maggio del 1980, quando un team di incursori inglesi irruppe nell’ambasciata dell’Iran a Prince’s Gate, nel cuore di Londra, per liberare 20 persone tenute in ostaggio da un gruppo di oltranzisti arabi decisi a ricattare l’ayatollah Khomeini. L’operazione, nome in codice Nimrod, verrà ricordata come una delle più efficaci azioni antiterrorismo della storia.
La crisi degli ostaggi dell’ambasciata iraniana di Londra inizia il 30 aprile, quando sei militanti del Democratic Revolutionary Front for the Liberation of Arabistan, un gruppo marxista-leninista, fanno irruzione nell’Ambasciata Iraniana, prendendo in ostaggio ventisei persone. I terroristi sono armati di pistole mitragliatrici cecoslovacche Skorpion, pistole semiautomatiche belghe e bombe a mano di fabbricazione sovietica. La ragione dell’atto? Vogliono che l’ayatollah Khomeini conceda l’autonomia all’Arabistan, una regione ricca di petrolio seicento chilometri a sud-ovest di Teheran, popolata prevalentemente da arabi. Nel corso delle trattative, chiederanno anche il rilascio di 91 prigionieri politici detenuti in Iran e la garanzia di un corridoio sicuro per lasciare il Regno Unito.
Il governo britannico presieduto da Margaret Thatcher attiva il comitato di crisi COBRA, mentre vengono avviate le trattative con i sequestratori, inviando sul posto una squadra antiterrorismo della Metropolitan Police, i tiratori scelti e la sezione specializzata nello “spionaggio elettronico” di Scotland Yard. A breve, interverranno anche elementi dei servizi segreti, MI5, il controspionaggio, ed MI6, lo spionaggio estero. Sarà coinvolto anche uno specialista dell’antiterrorismo tedesco, il GSG 9 der Bundespolizei, creato dopo i tragici fatti di Monaco 1972. La polizia londinese comprende quasi subito di non avere le capacità tattiche per irrompere nell’ambasciata se qualcosa va storto, ragione per cui viene messo in stato di allerta il 22° Reggimento Special Air Service, un’unità d’élite dell’esercito britannico. L’ordine è di raggiungere Londra e preparare un piano d’assalto, mentre negoziatori e mediatori tentano di guadagnare tempo.
In breve, venticinque operatori del Red Team, quello che al tempo era il “Team Pagoda”, si accampano a Regents Park. Sotto il comando del Tenente Colonnello Michael Rose, gli specialisti iniziano a studiare il palazzo, le vie d’accesso, porte, balconi e i lucernari sul tetto, mentre alcuni membri dei Royal Engineers costruiscono un modellino in scala dell’ambasciata per consentire al SAS di compiere il briefing per il piano d’assalto. Le cose, a livello negoziale, non si mettono bene, e al momento nessuno ha idea di dove siano tenuti prigionieri gli ostaggi, in un palazzetto di cinque piani che ha cinquanta stanze.
Il governo britannico attiva il comitato di crisi Cobra e autorizza il SAS a prepararsi a un intervento armato. Gli uomini del reggimento effettuano ricognizioni segrete sul tetto dell’edificio e predispongono corde e punti d’ingresso per un’eventuale irruzione.
Alcune informazioni preziose vengono fornite da alcuni ostaggi rilasciati per le loro condizioni fisiche - che rivelano come i terroristi si fossero divisi su tre piani, mentre gli ostaggi erano tenuti prigionieri in due stanze su uno stesso piano - ma i sequestratori diventano sempre più nervosi, esigono che le loro rivendicazioni vengano prese sul serio, trasmesse in televisione, due volte, e poi, non contenti, uccidono il primo ostaggio, il responsabile culturale dell’ambasciata, Abbas Lavasani, il cui corpo viene gettato all’esterno dell’edificio.
È il momento di agire. Il Primo Ministro Margaret Thatcher ordina di passare la gestione della crisi nelle mani del comandante dello Special Air Service, che, nel frattempo, si era sistemato al civico 14 di Prince’s Gate. Alle 19:07 del 5 maggio, il capo delle forze di polizia dà i pieni poteri ai militari. Un quarto d’ora dopo, l’operazione Nimrod ha inizio.
Le squadre del SAS, divise in Red Team e Blue Team da due sezioni ciascuna, entrano in azione simultaneamente. Mentre alcuni operatori si calano dal tetto con corde da discesa reperite in loco, altri fanno irruzione dalle finestre e da un edificio adiacente usando cariche esplosive per far saltare gli infissi. Le immagini riprese in diretta dalla BBC passeranno alla storia. Gli assaltatori fanno irruzione completamente vestiti di nero, indossano maschere NBC (Nuclear, Biological, and Chemical) del tipo Avon S-10, sono armati di mitra MP5 e pistole Browning MP35, e ognuno di loro ha una piccola scorta di granate stordenti “flashbang” e fumogene. L’idea è quella di presentarsi come una “oscura ed inumana minaccia senza volto”.
La prima esplosione è il segnale di “Go” per entrambe le squadre. In pochi secondi, nonostante un breve incidente che blocca un operatore a mezz’aria, il commando irrompe nell’ambasciata a cui è stata tolta la corrente elettrica, i vetri delle finestre s’infrangono, le porte vengono abbattute, e le granate stordenti assordano terroristi e ostaggi. In uno spazio distorto da oscurità e fumo, gli uomini vestiti di nero con il loro volto inumano si muovono velocemente tra i corridoi dell’ambasciata. I primi colpi di armi automatiche vengono esplosi mentre la quarta e ultima squadra di assaltatori irrompe al primo piano attraverso il muro della confinante Ambasciata Etiope. Hanno fatto saltare il muro con una carica esplosiva.
In 17 minuti gli uomini del SAS, lo Special Air Service costituito dal maggiore fantasma sir Archibald David Stirling nel secondo conflitto mondiale per “colpire il nemico” dietro le linee, hanno neutralizzato tutti i sequestratori stanza dopo stanza. Cinque dei sei terroristi vengono abbattuti: il loro capo, Oan Ali Mohammed, viene eliminato mentre si trova al primo piano, altri due nella stanza delle telescriventi, uno nel corridoio vicino alla porta principale ed uno in un ufficio sul retro dell’ambasciata. Nello scontro a fuoco rimane ucciso un ostaggio, gli altri 19 sono salvi. L’unico sopravvissuto tra i sequestratori, Fowzi Nejad, verrà processato e condannato. L’ambasciata, gravemente danneggiata da incendi ed esplosioni durante l’assalto, rimarrà a lungo in condizioni precarie prima di essere restaurata anni dopo.
L’Operazione Nimrod ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica britannica e sull’opinione pubblica mondiale. Vedere in azione il SAS, da sempre avvolto in un’aura di segretezza, come la maggior parte delle forze speciali, non solo contribuì a consolidarne la reputazione in ambito militare, ma lo rese famoso nel mondo. La risolutezza della decisione presa dal governo Thatcher, invece, rafforzò l’immagine del Regno Unito nel mondo ancora diviso dalla Guerra Fredda.
Ancora oggi le immagini di quegli uomini in tuta nera, con le maschere antigas e
le loro pistole mitragliatrici che si lanciano all’assalto del palazzetto bianco nel cuore di Londra, sono l’emblema del motto adottato dallo Special Air Service: Who Dares Wins. Chi osa, vince.