Il peccato originale del Movimento

Si chiamerebbe intelligenza con il nemico, se di intelligenza ce ne fosse traccia. Già in tempo di pace l'animo duplice del Movimento Cinque Stelle era un problema per la politica italiana.

Il peccato originale del Movimento

Si chiamerebbe intelligenza con il nemico, se di intelligenza ce ne fosse traccia. Già in tempo di pace l'animo duplice del Movimento Cinque Stelle - a tratti vagamente di governo, più spesso barricadero e violento - era un problema per la politica italiana, ora, in un momento così delicato per la geopolitica mondiale, è un vulnus per la democrazia. Ci spieghiamo meglio: l'apertura di Giuseppe Conte che ha definito quello dei talebani come un «regime distensivo» non si può declassare come una sparata o liquidare come una voce dal sen fuggita. È una dichiarazione assolutamente coerente con un movimento che sin dalla sua nascita ha sempre strizzato l'occhio ai regimi. Se per anni idolatri Chavez, benedici Maduro e dipingi l'Iran come il paradiso terrestre, poi diviene quasi naturale considerare «distensivo» chi taglia le gole, spara sui manifestanti e fa rastrellamenti porta a porta. Non è che andando con lo zoppo s'impara a zoppicare è che, dal punto di vista democratico, il movimento ha sempre avuto un evidente problema di deambulazione. Ora la fascinazione autoritaria si somma e si salda a un altro pericoloso flirt: quello con la Cina.

Non è un mistero che tra i grillini e il Dragone ci sia una corsia preferenziale che durante il governo Conte ha preso forma con gli accordi della Via della Seta, ma che affonda le radici addirittura nel 2013. Ad allora risale il primo incontro tra Beppe Grillo (in quel caso partecipò anche Gianroberto Casaleggio) con l'ambasciatore cinese in Italia, l'ultimo è avvenuto a Roma appena due mesi fa. Una trama fitta di rapporti personali, politici e soprattutto economici, che si è sempre mossa in una zona di totale opacità.

Non è neppure un mistero - e lo abbiamo scritto più volte in questi giorni -, che il Dragone da tempo abbia esteso le sue mire sull'Afghanistan e proprio ieri il ministro Luigi Di Maio ha telefonato al suo omologo cinese per complimentarsi per il ruolo cruciale di Pechino. E così il cerchio trova la sua quadratura. I grillini filo cinesi tendono la mano ai talebani ai quali la Cina tende ben più di una mano. Chi si stupisce non conosce l'essenza anti Occidentale dei grillini o, peggio ancora, è in malafede.

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