Il politicamente corretto che infetta i nostri atenei

Il politicamente corretto che infetta i nostri atenei

Ex malo bonum. Da un evento deprecabile, una buona occasione. L'evento è la cacciata di Fausto Biloslavo dall'Università di Trento. La buona occasione è quella di alzare il coperchio e di mostrare al Paese che le Università non sono solo, ahimè, sempre più spesso vittime degli scandali. Sono anche dei luoghi in cui la libertà di parola e di insegnamento dei docenti e quella di testimonianza e di ascolto degli studenti è minacciata. Da cosa? Dal predomino brutale di un conformismo di sinistra, tanto generico quanto pervasivo, che discrimina i professori non ortodossi a questa narrazione, soprattutto se non ordinari, quindi ancora sottoposti a concorsi e a chiamate. Ma che ovviamente minaccia gli stessi studenti, sia quelli che vorrebbero sentire, all'interno degli atenei, le voci più diverse, sia soprattutto quelli che non condividono la koiné di sinistra e progressista, e che si dicono liberali, conservatori, moderati. E sono tanti, molto di più di quanto si immagini, ma costretti al silenzio, spesso dalla paura. Senza dire di docenti, cioè di miei colleghi, che spesso trasformano le loro lezioni in comizi, anche con indicazione di voto, magari negativa «non votate per i partiti populisti» e cose cosi. Siamo come negli anni Settanta? In parte sì, senza per fortuna le «gambizzazioni» con P38. Ma in larga misura no. Nel senso che l'ideologia marxista e leninista di un tempo è stata sostituita da un conformismo fondato sul politicamente corretto: non si parla più di presa del potere del proletariato, ma si invocano gli immigrati a ogni piè sospinto, con l'invito a accoglierli tutti, si promuove la «scrittura inclusiva» (quella con l'asterisco), ci si batte per i diritti degli Lgbt. Quindi non siamo tanto nella Russia bolscevica o nella Cina maoista, come negli anni Settanta, ma piuttosto nell'America contemporanea, dove le università sono sconvolte da queste tendenze. Per carità, tutto bene. Solo che se gruppi di studenti o docenti cercano di organizzare iniziative che vadano contro il politicamente corretto, si vedono spesso boicottati, con le aule negate, quando gli ospiti non fanno poi la fine di Biloslavo. Una modesta proposta ai governi che verranno: fare come hanno promesso Donald Trump e Boris Johnson, tagliare i fondi a quegli atenei i cui rettori non sono in grado di difendere il free speech, cioè la libertà di parola. Senza la quale tanto vale chiudere gli atenei.

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