Il porto di Napoli, tra pescatori e bellezze nascoste

Una delle "porte di Napoli" nasconde il quartiere Mercato: una zona molto interessante e poco visitata

I traghetti quasi si toccano, sapientemente ormeggiati uno accanto all'altro. La vista sul Golfo di Napoli è splendida e molte persone in attesa di partire per chissà dove la guardano quasi malinconicamente. Altri toccano suolo sbarcando da navi da crociera e da traghetti, hanno il volto felice di chi arriva per visitare questa splendida città. Il porto è da sempre una delle porte di Napoli. È una zona mista, in cui turisti, viaggiatori, lavoratori e merci si incrociano.

La storia

A pochi metri ci sono il Maschio Angioino, la Galleria, il teatro San Carlo e Piazza del Plebiscito. La maggior parte dei turisti va in quella direzione, ma a ridosso del porto esiste un quartiere molto interessante e poco visitato, il quartiere Mercato. Il suo fulcro è piazza Mercato. La piazza ha un'architettura molto strana, sul lato mare è chiusa da uno dei più brutti palazzi di tutta Napoli, simbolo della speculazione più selvaggia. Ma oltrepassato il mostro di cemento, si apre il paradiso. La piazza ha un po' la stessa forma di piazza del Plebiscito, anche se in versione popolare e oggi degradata. Qui nel 1270 il Re Carlo d'Angiò spostò la sede del mercato della città dall'attuale piazza San Gaetano che lo ospitava fin dai tempi greco-romani.

Nella piazza è probabile che aleggino ancora gli spiriti delle tante persone che persero qui la vita. Il mercato era infatti anche il luogo in cui venivano eseguite le condanne a morte. Qui per esempio venne ucciso il povero Corradino di Svezia, Duca di Svezia, Re di Sicilia e di Gerusalemme la cui storia è raccontata da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Dopo essere stato giustiziato nella piazza, il suo corpo venne abbandonato sul lungomare e ricoperto di sassi dalla popolazione impietosita. Chissà cosa pensa il fantasma del giovane e sfortunato aristocratico dei tanti negozietti che vendono grandissimi e coloratissimi materassini da mare pop a forma di balena o di delfino, o delle ancora più pop moto in plastica grandezza naturale per i bambini.

Sicuramente le avrebbe apprezzate e capite il rivoluzionario Masaniello che vicino a questa piazza abitava. Il popolano nel 1647 guidò la rivolta dei napoletani contro la pressione fiscale imposta dal governo vicereale spagnolo. Qui vennero eseguite anche le condanne a morte dei giacobini dopo la soppressione della Repubblica Napoletana del 1799.

Il mercato pop e le chiese

La piazza, visto il gran numero di oggetti in plastica commerciati, per molto tempo in città era conosciuta come "Ikea Napoletana", alcuni lati della piazza, pieni di mostri marini gonfiabili, bacinelle e altro sono davvero surreali, sembrano quasi un quadro di Dalì. Purtroppo molte delle antiche fontane presenti nel mercato sono andate perdute, ma vi sono ancora due fontane con obelischi. Nelle vicinanze ci sono le splendide chiese del Carmine Maggiore, la chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato e la bellissima chiesa angioina di Sant'Eligio Maggiore. Il campanile di quest'ultima è incastonato in una splendida torre con arco. Sotto l'orologio della torre campanaria vi sono due testine che secondo le leggende popolari apparterrebbero a Irene Malabri e al Duca Antonello Caracciolo. Si racconta che il Caracciolo, pur di possedere la giovane Irene che gli resisteva, fece condannare il padre e chiese per graziarlo di avere la figlia. Quando però avvenne la liberazione la famiglia di Irene si vendicò grazie all'aiuto di Isabella di Taramagna, figlia del Re Ferdinando d'Aragona, ottenendo che il duca fosse prima obbligato a sposare Irene e che poi fosse decapitato. Nella zona esistono ancora moltissime mercerie, anche se la maggioranza si spostarono nel 1986 nel Cis di Nola. Vi sono alcuni progetti per riqualificare la piazza, alcuni prevedevano anche l'abbattimento dell'orribile palazzone. Certamente essendo proprio dietro il porto potrebbe diventare un'incredibile alternativa popolare a piazza del Plebiscito. Se il mercato tornasse agli antichi splendori, potrebbe diventare una calamita per i turisti e i napoletani.

Il rapporto con il mare

Il porto di Napoli ci ricorda che la città è profondamente legata al mare e che è da qui che bisognerebbe ripartire per creare nuovi posti lavori. Non solamente tradizionali, ma anche legati alle nuove tecnologie e alla scienza. Per esempio per combattere il gravissimo inquinamento delle acque in Campania dovuto, non solamente alla mancata depurazione, ma anche al fatto che in alcuni paesi del vesuviano mancano proprio le fogne e tutto viene sversato nel Sarno o nei canali.

Eppure questa regione dovrebbe amare il suo mare, visto che è la sua forza da millenni. A Napoli, sul lungomare di Mergellina, per esempio esiste ancora l'ultimo maestro d'ascia in città che continua a costruire i gozzi in legno come da tradizione. Forse è partendo dalla storia di quest'imbarcazione simbolo dell'eleganza partenopea e campana che Napoli dovrebbe ripensare al suo rapporto con il mare.

Commenti
Ritratto di giovinap

giovinap

Ven, 30/06/2017 - 11:25

grande luca fortis ! preciso e puntuale , ben documentato , lei farà scoppiare il fegato di molti patani .