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Adriano Monti, nome in codice Siegfried

Adriano Monti, nome in codice Siegfried, lega il suo nome al tentativo eversivo passato alla storia come Golpe Borghese

"Professione 007": Adriano Monti

Storie incredibili, dalla seconda guerra mondiale alla Prima Repubblica, tra depistaggi, doppiogiochismo, fiumi di denaro e morti sospette. Professione 007 è la serie podcast nata dalla collaborazione tra Dark Side – storia segreta d’Italia e ilGiornale.it. Una nuova puntata qui ogni martedì alle 14.

Un uomo elegantissimo attraversa la hall del Grand Hotel di Beirut, in mano una cartellina che contiene gli atti del convegno di ginecologia al quale ha appena partecipato. È stanco, raggiunge la sua camera all'ultimo piano, si chiude la porta alle spalle e accende la luce. In quel momento, si accorge che ai suoi piedi c'è una busta da lettera. La apre. Sul foglio bianco poche parole vergate a mano, di fretta: "Tua figlia è arrivata in aeroporto". È un messaggio in codice. Il più pericoloso. L'uomo raccoglie velocemente le sue poche cose in valigia e nel giro di pochi minuti è nuovamente nella hall. Si sente osservato, una volta in strada si chiede quale tra le persone che gli vengono incontro sarà il sicario mandato a eliminarlo. Con i nervi a fior di pelle prende un taxi: «Mi porti all'aeroporto». Una volta arrivato, fa una telefonata. Dall'altra parte della cornetta, il suo referente è categorico: «Sei bruciato. Siegfried è morto».

Non è un film, è l'epilogo reale di una doppia vita portata avanti per quasi quarant'anni e che verrà alla luce solamente nel 2005, quando la CIA aprirà i suoi archivi e renderà pubblici alcuni documenti – in Italia ancora sotto il segreto di Stato – in cui emerge il nome del chirurgo e ginecologo reatino Adriano Monti, nome in codice Siegfried.

Adriano Monti lo spionaggio ce l'ha nel sangue. A 15 anni, nel 1944, falsifica i suoi documenti d'identità e si arruola nelle SS. Durante un rastrellamento in Valtellina resta ferito da un bombardamento inglese e finisce prigioniero a Coltano. Divide la tenda con un generale della Luftwaffe che, terminata la guerra, lo contatta per coinvolgerlo nell'Operazione Odessa. Alla guida di un furgone con targa vaticana, Monti trasferisce i nazisti scampati al disastro del Terzo Reich da Bressanone a Genova e Napoli, dove vengono imbarcati per l'Argentina.

Ritenuto affidabile, arriva la proposta che gli cambierà la vita. Un prete mette a disposizione il suo ufficio in Vaticano e combina l'incontro con un misterioso uomo venuto dalla Germania. Adriano Monti, appena ventenne, viene arruolato nella Rete Gehlen, emanazione della neonata CIA in Europa, un servizio segreto composto principalmente da ex nazisti con funzione anti-sovietica e capeggiato dallo sfuggente Reinhard Gehlen.

Monti diventa un agente informativo. Il nome in codice che gli viene affibbiato è "Siegfried". Il suo compito sarà quello di ricevere e trasferire informazioni utili a contrastare un'ipotetica invasione europea da parte dell'URSS. Da quel momento in poi, la Rete gli spalancherà molte porte. Gli vengono finanziati gli studi e la sua posizione di medico stimato in tutto il mondo offre una copertura perfetta per i suoi frequenti viaggi. Africa, Jugoslavia, America, Europa. Per sua moglie e i suoi figli è solamente un chirurgo di fama, che ottiene un incarico persino con l'ONU, ma nella realtà ogni sua azione, ogni suo contatto, ogni spostamento è finalizzato ad altro. Siegfried è gli occhi e le orecchie della Rete Gehlen.

Tra le tante operazioni cui prende parte, la più celebre è il tentato Golpe Borghese. Arruolato alla causa dal costruttore romano Remo Orlandini, Siegfried – alla testa di un manipolo di uomini – al momento convenuto avrebbe dovuto prendere il controllo del Ministero degli Affari Esteri. Prima di aderire a questo piano, chiede naturalmente il parere della Rete. Per farlo, vola a Madrid, dove sorge un importante centro operativo coordinato da quella che può essere considerata una celebrità: parliamo di Otto Skorzeny, l'uomo più pericoloso d'Europa durante la Seconda guerra mondiale, l'Obersturmbannfuhrer che nel 1943 liberò Mussolini dalla prigione sul Gran Sasso. Skorzeny è l'uomo di collegamento tra le Rete Gehlen e la Cia. Siegfried ha via libera, purché a seguito del Golpe il capo del governo sia Giulio Andreotti.

Il resto è storia: l'operazione Tora Tora venne interrotta sul nascere per motivi ancora oggi dibattuti dagli storici; Adriano Monti viene arrestato nel 1974 e, dopo quasi un anno di carcere, si rifugia all'estero. Questo intoppo non è la fine della sua carriera di agente segreto: continuerà a lavorare per l'ONU e a viaggiare per il mondo, fino al 1999, quando a Beirut salterà la sua copertura. È l'epilogo di Siegfried, Adriano Monti torna a essere un semplice ginecologo. O forse no? Probabilmente non lo sapremo mai.

Documenti

Adriano Monti, nome in codice Siegfried, lega il suo nome al tentativo eversivo passato alla storia come Golpe Borghese. Ma cosa è veramente stato il sommovimento di estrema destra guidato da Junio Valerio Borghese nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970? Il documento inedito del Giornale.it, nelle sintesi dei Servizi segreti, svela alcuni passaggi cruciali di quel golpe.

A tirare le fila il principe Borghese, già comandante della X-Mas, che andrà in esilio in Spagna. In questa lettera, inedita ma purtroppo incompleta, il Principe da Madrid fornisce la sua versione dei fatti del dicembre 1970.

Ma Adriano Monti, per sua stessa ammissione, ha operato anche come agente per la Rete Gehlen, che prende il nome dall'ex generale delle SS e agente segreto nazista che, dopo la guerra e la sconfitta di Hitler, si riciclerà lavorando per la CIA.

Nella foto, tratta dal settimanale Epoca, Gelhen è ritratto dopo la guerra.

I Servizi italiani hanno seguito la sua attività sin dalla fine del conflitto: nel documento che il Giornale.it pubblica qui per la prima volta, datato 11 Dicembre 1953, si parla per la prima volta di "Organizzazione Gehlen" come di una rete di spionaggio internazionale attiva anche in Italia e soprattutto in Sud Tirolo.

Una rete della quale, per sua stessa ammissione, Adriano Monti ha fatto parte.

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