Quelle schiave del sesso sfruttate dagli immigrati della tendopoli

Dicono tutte di avere 23 anni. E sono obbligate a prostituirsi dalle 9 alle 17. Per una prestazione vogliono 20 euro. E sono incatenate ai loro "protettori" africani

Quelle schiave del sesso sfruttate dagli immigrati della tendopoli

Si sa, a causa della grave crisi agrumicola, il lavoro nei campi di Rosarno scarseggia e i neri d’Africa si devono reinventare un’attività. C’è chi chiede l’elemosina difronte ai supermercati; chi pascola le pecore; chi riscalda l’acqua per la doccia e la vende a 50 centesimi; chi ha aperto un minimarket abusivo; chi fa il parrucchiere e chi il protettore. Quest’ultimo “lavoro”, a differenza degli altri, è molto più redditizio.

Di schiave del sesso e di padroni nella Piana di Gioia Tauro ce ne sono tanti (guarda il video). Forse anche troppi. Le giovani africane sono costrette a prostituirsi dalla mattina alla sera. Sono sotto gli occhi di tutti. Compresi quelli delle forze dell’ordine che, con frequenza, percorrono la Strada Statale 18 Rosarno – Vibo. Basta, infatti, viaggiare su quella strada per imbattersi in piccoli gruppi di africane intente a vendere il proprio corpo e la propria dignità per qualche spicciolo. Le ragazze attendono i propri clienti sul ciglio della statale. Gli orari sono fissi e sempre gli stessi: dalle 9 alle 17. Tranne il sabato. Per una prestazione sessuale il prezzo è di 20 euro. Dicono di avere tutte 23 anni.

Il giro d’affari è esorbitante. I macrò, sempre neri per le nere, le rendono schiave. Come Sunday Omorodion, nigeriano di 42 anni, richiedente asilo politico e in regola con i permessi, arrestato dagli uomini della polizia di Gioia Tauro per aver ridotto in schiavitù e costretto alla prostituzione una diciannovenne sua connazionale. In casa con lei, al momento dell’arresto, altre tre ragazze. Anche loro costrette a prostituirsi da Sunday, che si faceva chiamare “lo zio” insieme ad una donna, la “madame”. Tutto è partito da una segnalazione della Questura di Campobasso che indicava il luogo dove si trovava la giovane nigeriana. La ragazza ha detto di essere stata prelevata mentre si trovava a Vasto, in un centro di accoglienza, e portata a Rosarno per essere costretta a prostituirsi. Il denaro finiva tutto nelle tasche di Omorodion. La diciannovenne, secondo quanto accertato dagli agenti, era costretta a prostituirsi con persone di colore. Lo sfruttamento veniva giustificato con la necessità di recuperare la somma (circa 20mila euro) che sarebbe stata anticipata per consentire alla donna di arrivare clandestinamente in Italia.

A fine giornata, le ragazze, tornano a Rosarno e, alcune di loro, continuano a lavorare in bordelli di fortuna per tutta la notte. Sono schiave del sesso. Vengono ricattate e sfruttate. Il loro calvario comincia da quando lasciano la loro terra, sperando in una vita migliore.

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