Il referendum sulle trivelle, tra ignoranza e scetticismo

Al momento la maggior parte degli elettori non sembra essere bene informata, quando, addirittura, non è totalmente ignorante in materia

Il referendum sulle trivelle, tra ignoranza e scetticismo

Schede elettorali in stampa per il SI o NO del 17 aprile. Continuiamo a trivellare, o smettiamo? Lo decideremo noi italiani, se parteciperemo in massa al referendum. Ma, soprattutto, se, partecipando, sapremo cosa scegliere.

Al momento la maggior parte degli elettori non sembra essere bene informata, quando, addirittura, non è totalmente ignorante in materia. Chi trivella? E perché? Le multinazionali che si occupano di idrocarburi, interessate alla presenza di gas e petrolio che si trovano nelle profondità del mare adriatico e dello ionio, stanno perforando già da decenni il fondo marino a largo delle nostre coste. In soldoni, quanto gas e petrolio portano a casa? A detta degli ambientalisti neanche l’1% del fabbisogno nazionale. A loro rispondono gli uffici stampa delle società con dei grafici, i quali affermano che il prodotto supera abbondantemente il 10% (guarda il video).

In realtà, qualunque sia il risultato finale delle estrazioni, ciò che è messo in discussione è l’impatto ambientale di trivelle in azione e idrocarburi estratti. Gli ambientalisti preferirebbero che si promuovesse l’uso e la produzione di energie pulite e che si agevolasse la più naturale e grande risorsa industriale del Paese: il turismo. Soprattutto quello legato al mare. A loro rispondono gli industriali e l’esercito dei tecnici della parte avversa, i quali difendono l’alta percentuale di risparmio sul mercato che il prodotto italiano produce a 12 miglia dalle nostre coste.

Fin qui tutto sembra chiaro, se non fosse che al già tartassato italiano medio di problemi così specifici ed alti gliene frega ben poco. Equitalia, disoccupazione, malasanità, presente più incerto del futuro, lo distraggono e lo preoccupano molto di più. Ed è così che, per l’ennesima volta, si potrebbe rischiare il flop referendario. I partiti politici, del resto, presi come sono dalla contemporanea campagna elettorale per l’importante appuntamento delle amministrative, poco del loro “prezioso” tempo stano dedicando al tema. Ed è così che, “nave sanza nocchiere in gran tempesta” l’Italia difficilmente troverà la rotta giusta.

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