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La gogna del No sui giuristi. "Il metodo? È inquietante"

Fdi, Lega e il Comitato del Sì in coro: «Un'altra prova: la riforma è necessaria». Barbera: «Serve correttezza»

La gogna del No sui giuristi. "Il metodo? È inquietante"
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Le liste di proscrizione del fronte del No sui giuristi che voteranno Sì non sono passate inosservate. Dopo l'articolo pubblicato ieri dal Giornale, sono arrivate le reazioni del centrodestra e del Comitato "Sì riforma". Ma uno dei diretti interessati, Augusto Barbera, ha voluto rilasciare un commento al Giornale: "Esistono i costituzionalisti del No e i costituzionalisti del Sì. Ed è normale. L'importante è che i metodi siano corretti". E le liste di proscrizione non lo sono. Il professor Nicolò Zanon e gli altri fondatori del Comitato scelgono di replicare con un "sorriso". La preoccupazione per l'accaduto però c'è. Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e lo stesso Zanon sono stati "messi alla gogna", dicono i fondatori. E le foto che sono circolate nella chat dei costituzionalisti per il No assomigliano a quelle "segnaletiche". "Noi - insistono i sostenitori del Sì - vogliamo una campagna col sorriso, in nome di una battaglia civica, oltre le fazioni politiche, per il bene dei cittadini". La partita andrebbe giocata sui contenuti della riforma, insomma. Mentre l'altro fronte preferisce personalizzare e politicizzare l'appuntamento delle urne. Anche Fratelli d'Italia ha preso posizione contro la diffusione delle "liste di proscrizione".

Il responsabile dell'organizzazione Giovanni Donzelli si dice "sgomento" per il fatto che a comporre le liste di proscrizione, questa volta, siano stati "i giuristi per il No in riferimento ai giuristi per il Sì". Il senatore Salvatore Sallemi parla di un episodio "inquietante". E di una "caccia alle streghe". Per il principale partito di maggioranza, l'attacco contro Barbera e gli altri è "l'ennesima conferma" della necessità della legge Nordio. Gaetana Russo, parlamentare di Fdi, evidenzia "le modalità" della dialettica che starebbe procedendo in maniera spedita verso una "deriva". Carolina Varchi, altra deputata meloniana, è tranchant: "Penso che si stia superando ogni limite". Del resto, nel messaggio allegato alla foto, veniva messa in dubbio l'indipendenza degli ex giudici della Consulta. L'onorevole Antonio Baldelli, per confermare le assurdità delle accuse mosse al trio di giuristi, si sofferma anche sul percorso politico di Barbera: "Si colpiscono studiosi autorevoli, ex giudici della Corte costituzionale, non per ciò che argomentano, ma per la posizione che esprimono. Addirittura il giudice Barbera, finito nel mirino del No, è stato parlamentare del Partito comunista: come è possibile dunque appiccicargli etichette di destra". Ferma anche la presa di posizione di Susanna Ceccardi, europarlamentare della Lega: "Quello che emerge - premette - è gravissimo: nelle chat del No alla riforma della giustizia si stilerebbero liste di proscrizione contro chi non si allinea. Altro che difesa della Costituzione: qui siamo davanti a una battaglia di potere condotta da correnti che vogliono intimidire e delegittimare". Toni simili a quelli utilizzati da un'altra parlamentare leghista, Anna Maria Cisint: "Le reazioni scomposte, le falsità sistematiche e il dileggio contro chi sostiene la riforma non sono un incidente di percorso: sono la prova che il sistema si sente minacciato. E quando i privilegi vengono messi in discussione, chi li detiene reagisce sempre allo stesso modo. Ecco perché la riforma va portata fino in fondo, senza arretramenti e senza timidezze", chiosa l'ex sindaco di Monfalcone. Forza Italia, intanto, continua la sua campagna per il Sì.

Gli azzurri, che rivendicano trent'anni d'impegno sulla separazione delle carriere e sulla riforma della Giustizia: "Episodio grave che fa emergere proprio ciò che, con la nostra riforma, vogliamo spazzare via, ossia corporativismi e militanze", dice il senatore di Fi Dario Damiani.

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