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I traffici della mafia corsa in Svizzera. Così le bande riciclano soldi nei locali

La mala di Ajaccio controlla armi, spaccio ed estorsioni Due le cupole attive (da anni): il Petit Bar e il clan Mattei

I traffici della mafia corsa in Svizzera. Così le bande riciclano soldi nei locali
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E con la strage di Crans Montana, nel dibattito entra anche la mafia corsa. Perché, sebbene non ci siano evidenze investigative di un legame tra il locale teatro del rogo di Capodanno con le bande di Ajaccio, ad aprire all'ombra di una piovra sulla cittadina svizzera sono alcune circostanze coerenti con le caratteristiche tipiche della struttura non verticistica, messa a punto dalle nuove leve e dalle vecchie cosche, che oggi si dividono il potere appartenente un tempo all'incontrastato boss Jean-Baptiste Jérôme Colonna.

La mafia corsa, negli anni, ha prosperato nell'isola, restando lontano dai riflettori antimafia internazionali, puntati costantemente sul nostro Paese. E così ha accresciuto il potere, esercitato da venti gruppi che fanno capo a due cupole diverse, la banda del Petit Bar e il clan Mattei, al punto da oltrepassare i confini nazionali e minacciare le economie europee. Fuori dalla Corsica, infatti, l'organizzazione non spara come fa in casa, ma porta avanti quello che è diventato l'obiettivo principale delle bande criminali: il riciclaggio di denaro sporco. I proventi delle estorsioni, del traffico di droga, di armi e di rifiuti, che rappresentano le principali attività criminali dei clan corsi, vengono reinvestiti completamente in attività commerciali ricreative, come locali notturni, ristoranti, bar e sale da gioco.

A metterlo nero su bianco, lo scorso luglio, un rapporto del Service d'information, de renseignement et d'analyse stratégique sur la criminalité organisée (Sirasco), la squadra della polizia giudiziaria francese incaricata di raccogliere informazioni sulla criminalità organizzata, a seguito dell'impatto significativo della mafia corsa sulla vita sociale ed economica della Francia meridionale. Un'infiltrazione "nei settori politici, sociali ed economici", si legge, che è riuscita a "dominare le attività legali che sembrano loro più redditizie".

Non a caso lo scorso giugno il ministro della Giustizia francese, Gérald Darmanin, ha annunciato l'istituzione di un pool antimafia, con sede a Bastia e dotato di personale altamente formato, che avrà il compito di combattere la criminalità organizzata della Corsica, dove "è in atto una vasta ricomposizione che scuote gli equilibri locali e fa temere un'escalation delle tension", scrive il Sirasco.

Insomma, sembra che la Francia si sia accorta di avere la mafia corsa in casa solo pochi mesi fa, con un ritardo di trent'anni rispetto all'istituzione della Direzione nazionale antimafia voluta da Giovanni Falcone. Mentre è una strage di ragazzini, ora, a porre gli interrogativi in Svizzera sugli ipotetici intrecci tra politica ed economia dei boss di Ajaccio.

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