Riparte il toto Papa. Ecco perché si parla del "dopo Bergoglio"

Mentre si rincorrono le voci sulla salute di Jorge Mario Bergoglio, riparte il toto-Papa

Riparte il toto-Papa. Ecco perché si parla del "dopo Bergoglio"

Chi frequenta gli ambienti limitrofi al Vaticano sa come, in questo periodo, le voci sulla salute di papa Francesco continuino a correre tra ecclesiastici e non. Non esiste alcuna ufficialità: fino a prova contraria, il pontefice argentino non ha problemi in grado di minare la sua permanenza sul soglio di Pietro.

Jorge Mario Bergoglio ha un dolore al ginnocchio - questo sì, come le foto sulla sedia a rotelle ed alcuni impegni saltati di recente dimostrano - ma nel sottobosco della Santa Sede alcuni tendono ad insistere. E poi, attraverso qualche quotidiano, è stato rilanciato il toto-Papa. Il che può acuire il "chiacchiericcio" - come direbbe il Santo Padre - sul futuro del successore di Pietro.

Jean Marie Guenois, per il tramite di un articolo pubblicato da Le Figaro di cui ha parlato anche Il Messaggero, ha presentato i nomi dei due cardinali che sarebbero in lizza per il soglio di Pietro nel momento in cui Francesco non potesse (o dopo Ratzinger non volesse) più svolgere il ministero pietrino. Nella disamina del quotidiano francese, vengono avanzati due nominativi: quello del cardinale italiano ed arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi e quello del cardinale ungherese Peter Erdo. Viene - com'è normale che sia - sottolineato come possa trattarsi di "speculazioni".

Già da qualche anno, per fare altri esempi, vengono fatti il nome del cardinal Luis Antonio Tagle (più o meno per la stessa "corrente" che dovrebbe sostenere Zuppi) e quello del cardinal Robert Sarah, per il lato conservatore dell'Ecclesia. Pronosticare l'elezione di un Papa resta tra le missioni impossibili anche per gli specialisti.

In ogni caso, se è vero che Zuppi non può essere definito banalmente un "progessista", è altrettanto vero che ad Erdo non può essere affibbiata con la medesima e non esaustiva semplicità l'etichetta di "conservatore". Ma è chiaro che la contesa, per così dire, sarebbe in caso su due visioni d'intendere la Chiesa cattolica abbasta identificative e distinguibili. Sarebbe, in un certo senso, l'apice di un dibattito dottrinale cui abbiamo assistito nel corso dell'ultimo decennio. Ecco perché, in fin dei conti, c'è pure chi continua a pensare che il prossimo vescovo di Roma possa essere scelto dall'insieme di cardinali che abbiamo già avuto modo di sintetizzare con l'espressione "maggioranza silenziosa" o "grande centro".

Ma Guenois, oltre alla ricostruzione sui papabili, ha anche dato una notizia, e cioè lo svolgimento di un summi tenutosi a Chicago alla fine di marzo. Pare che sia stato il lato progressista della Chiesa cattolica a volersi riunire, magari anche per parlare di logiche curiali. Il che, in termini narrativi, può anche suggerire l'imminenza di una sfida cruciale di cui occuparsi. Ma trattasi - lo ripetiamo - di congetture senza prova alcuna.

Quello che è noto - come dicevamo in premessa - è il correre delle voci sulla salute del Santo Padre. Poi c'è un'altra questione che non può sfuggire agi addetti ai lavori: Jorge Mario Bergoglio ha già nominato la maggioranza relativa di coloro che siedono presso l'assemblea cardinalizia. Non solo: Francesco dovrebbe procedere con un nuovo concistoro tramite cui creare ulteriori cardinali. Vuol dire che Bergoglio deciderà giocoforza il prossimo pontefice? No.

Significa al massimo che l'ex arcivescovo di Buenos Aires avrà lasciato un'impronta sulla Chiesa cattolica anche in relazione agli uomini chiamati a rappresentarla.

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