Ritardo nella diagnosi di sclerosi multipla: medico di base condannato

Il dottore dovrà pagare alla paziente, ora invalida all’80%, 830mila euro per un ritardo di 28 mesi nella diagnosi

Ritardo nella diagnosi di sclerosi multipla: medico di base condannato

Il Tribunale Civile di Milano ha condannato un medico di base a risarcire più di 830mila euro a una paziente perché durante un controllo nel 2012 non le prescrisse una visita neurologica che avrebbe segnalato l'inizio della sclerosi multipla. La malattia neurodegenerativa era stata così individuata solo 28 mesi dopo, nel 2014. A riportare la notizia è stato il Corriere della Sera. La donna, che oggi ha 35 anni e le è stata riscontrata una invalidità all'80%, è costretta alla sedia a rotelle e ad avere assistenza continua.

La mancata diagnosi

Nel 2012, all’età di 25 anni, la paziente si era recata dal suo medico di base a causa di una strana insensibilità al lato sinistro del corpo. Il dottore non aveva però ritenuto necessario prescrivere alla sua giovane paziente una visita neurologica o altri esami specialistici per approfondire quanto le stava accadendo. Il medico ritenne anzi 'inopportuna' qualsiasi ulteriore analisi, ravvisando addirittura una 'dubbia simulazione'. La sclerosi multipla venne diagnosticata alla donna solo nel 2014, con un ritardo di 28 mesi. Secondo il giudice Angelo Ricciardi questo non solo ha rappresentato "una perdita di chance da lesione al diritto alla salute", ma un danno certo, consistente in una "anticipata perdita delle condizioni psicofisiche di cui la paziente avrebbe potuto godere per un certo intervallo temporale con l'effetto di rallentare i tempi di progressivo naturale avanzare della patologia". La 35enne è adesso invalida all'80%, una condizione che avrebbe potuto vivere solo tra una ventina di anni, se la malattia le fosse stata diagnosticata in tempo e non in ritardo, come invece avvenuto.

Al medico è stato addebitato 'un colpevole ritardo diagnostico' perché qualsiasi ulteriore indagine diagnostica le appariva 'al momento inopportuna', addirittura 'per dubbia simulazione'. I mesi di ritardo diagnostico, che ricordiamo sono stati 28, hanno allontanato la paziente dalla possibilità di accedere alle cure, con la conseguenza che quella invalidità, che sarebbe rimasta al 15% per almeno dieci anni, è invece arrivata in breve tempo all’80%. In poche parole, una mancata correttezza della diagnosi nei tempi giusti ha anticipato un peggioramento della qualità della vita. Secondo i giudici il peggioramento odierno, ovvero carrozzina e assistenza continua obbligata, e l’alto grado di invalidità patiti già a partire dal 2016-2018, si sarebbero prodotti sì inesorabilmente, a causa del tipo di malattia, ma ben 20 anni dopo.

La sentenza

Il punto più significativo della sentenza è proprio questa “anticipazione di una peggiore qualità della vita”. Il giudice Angelo Ricciardi scrive che qui “non si tratta di perdita di chance” intesa come “privazione della possibilità di un maggiore risultato sperato, incerto e eventuale”, ma di “un danno certo, consolidato e quantificabile” nelle “migliori condizioni di vita fisiche e psicologiche di cui la paziente avrebbe beneficiato” qualora “tempestiva” fosse stata la diagnosi e “sollecita” la somministrazione della terapia.

Come reso noto dal suo legale, l’avvocato Sabrina Lezzi che ha assistito la 35enne con il collega Francesco Campanale, la sua assistita ha così commentato:“La mia sola speranza è che casi come il mio possano uno dopo l’altro non far perire mai la scintilla del dubbio in qualunque persona si fregi del titolo di dottore. Il dubbio è umano, e se nell’esercitare la nostra professione, qualunque essa sia, cominciamo a trascurarlo, beh quella non può più dirsi una professione di cura”. A oggi non esistono farmaci in grado di curare la sclerosi multipla, ma sono disponibili diversi medicinali che possono rallentare o modificare il decorso e la progressione della malattia, in attesa che venga scoperta una cura definitiva.

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