Sarah tuona: "In Europa, i migranti sono privati della loro dignità"

Il cardinal Robert Sarah, all'interno del suo ultimo libro, presenta una disamine preoccupata sull'immigrazione di massa. Critiche alla gestione dei fenomeni migratori da parte dell'Europa. Ma l'accento è posto ancora una volta sul "diritto a non emigrare"

Sarah tuona: "In Europa, i migranti sono privati della loro dignità"

Il cardinale africano Robert Sarah, nel suo ultimo libro, che è intitolato "Si fa sera e il giorno ormai volge al termine", un'opera edita da Cantagalli, riserva più di qualche pagina al tema della gestione dei fenomeni migratori.

Qualche virgolettato, qualcuno anche derivante da un'interivsta rilasciata dal porporato, era già emerso mesi fa. Ma una letteura completa del testo consente di comprendere quanta preoccupazione nutra l'ecclesiastico per il destino dell'Africa. Il giornalista Nicolas Diat, all'interno del capitolo dedicato a "I nemici spietati" domanda al prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti quale sia la sua "posizione" in materia d'immigrazione. E il cardinal Robert Sarah utilizza subito un'espressione che abbiamo già rivenuto in alcune disamine ecclesiastiche e non: "Illusione".

I confini, i limiti geografici e statali che separano un popolo dall'altro, non sono nella situazione di poter essere definiti "tutti aboliti". Anche perché non lo sono. E la "illusione" di cui sopra consiste proprio nel suscitare nelle persone la speranza contraria. Sembra quasi di rileggere l'elogio del muro di Joseph Ratzinger.

A spaventare Sarah non è tanto il fenomeno migratorio in sè, quello non è una novità storica, ma la "consistenza" di quello odierno: la cosiddetta migrazione di massa. Se non altro perché rischia di privare l'Africa dei suoi giovani, di quelli che Sarah chiama "figli". Gli stessi che costituiscono la forza lavoro del domani.

"Il prezzo da pagare è alto", annota il cardinale, riferendosi ai rischi comportati dal viaggio di coloro che cercano il "paradiso terrestre" nel Vecchio Continente e, più in generale, nell'Occidente. E ancora: "Queste nazioni (quelle africane, ndr) come potranno svilupparsi se tanti lavoratori sceglieranno la via dell'esilio?", si domanda l'arcivescovo guineiano. Ma questi sono solo i preamboli del ragionamento. Poi il cardinal Robert Sarah usa un'argomentazione che a qualcuno potrà sembrare sovranista: "Le organizzazioni mafiose dei scafisti - appunta - devono essere eliminate con la massima risolutezza".

Poco dopo, sempre in riferimento alle "organizzazioni", il cardinale Robert Sarah annota pure come queste restino "del tutto impunite". Una parte centrale dell'analisi della porpora africana è centrata su come, basandosi pure sulle dichiarazioni del generale Gomart, il fenomeno migratorio possa essere circostanziato: non esiste, insomma, un'impossibilità di porre un freno.

"Si sa - continua l'alto ecclesiastico - dove gli scafisti vanno a rifornisi sui barconi. Si sa - prosegue - che la Turchia rilascia passaporti falsi, e che le autorità preferiscono chiudere gli occhi". Dunque arriva la parte sul "diritto a non emigrare", che è a sua volta ascrivibile alla piattaforma teologico-pastorale ratzingeriana, ma che almeno una volta è stato citato anche in un discorso da Papa Francesco: "Bisogna fare di tutto perché gli uomini possano restare nei Paesi che li hanno visti nascere", ribadisce l'autore con Nicolas Diat del libro in oggetto.

Pure perché le condizioni esistenziali ed economiche offerte dall'Europa non sono poi così auree: il prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti arriva a sostenere che "in Europa, i migranti sono privati della loro dignità". Le bordate finali della risposta sono dedicate al Patto di Marrakech, che non è stato sottoscritto da alcune nazioni, tra cui il Belpaese. Sarah, infine, non disdegna di notare come il Vaticano non abbia optato per la richiesta di "modifiche" e di "aggiunte". Un intervento che per il cardinale sarebbe stato auspicabile.

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