Scandalo sexy in Francia. In mutande è Macron

Scandalo sexy in Francia. In mutande è Macron

U n'apparente piccola vicenda che punta però a un obbiettivo grosso: Macron. Così potremmo commentare l'uscita di scena di Benjamin Griveaux, candidato del partito del presidente alle elezioni per il Comune di Parigi. Dalla morte del presidente Faure nelle braccia di una prostituta all'Eliseo nel 1899 fino a Hollande pizzicato in scooter a recarsi dalla sua amante, passando per la figlia segreta (che tutti conoscevano) di Mitterrand e all'arresto per violenza sessuale di Dominique Strauss-Kahn, la storia francese potrebbe essere raccontata come una vicenda di scandali sessuali: che sono sempre politici, cioè utilizzati per colpire l'avversario. E anche se qui non è coinvolto nessun presidente e il contendere sono solo foto hard pare spedite da Griveaux ad alcune fanciulle, è piuttosto probabile che esse siano state fatte girare dai suoi numerosi nemici, che sono poi gli stessi di Macron: e non stiamo parlando dell'opposizione lepenista, ma di quello Stato profondo (État profond) evocato in maniera un po' misteriosa qualche mese fa dallo stesso Macron. Lo stesso Stato profondo però che, a suo tempo, ha creato il presidente, quasi un Manchurian candidate, e che oggi pare non nutrire più molta fiducia in lui. La vicenda infatti rende ormai improbabile una vittoria del partito presidenziale al Comune di Parigi, che sarà conteso tra i socialisti e i gollisti. Uno scenario che potrebbe ripetersi anche nelle altre città francesi, con l'aggravante che Parigi non è solo la capitale ma il luogo di maggior consenso del macronismo. Al di fuori delle grandi città, Macron infatti non esiste: ma anche nei territori urbani, il presidente non sembra in grado di costruire una classe dirigente capace di vincere le elezioni amministrative. Tra qualche settimana potremmo così vedere un Eliseo che non controlla nessuna delle principali città francesi: qualcosa di mai accaduto nella storia francese.

Lo scandalo non dispiega solo il fallimento di Macron come capo politico, incapace di costruire un partito minimamente strutturato. Dimostra anche la sua débâcle come presidente, impossibilitato persino a controllare pezzi di servizi segreti - e stiamo parlando di un sistema istituzionale ipercentralizzato attorno all'Eliseo -. E questo fallimento è solo l'ennesimo, dopo la riforma delle pensioni che, a colpi di innumerevoli ore di sciopero e violenze inaudite, ha partorito solo un topolino. Si può dire infatti che Macron non abbia mantenuto nessuna delle promesse del 2017, in politica interna ma anche in politica estera; insomma un mezzo disastro. Con il risultato che ora la Francia è decisamente più inferocita persino rispetto ai tempi infelici di Hollande. Inferocita e delusa, perché comunque Macron aveva smosso alcune, anche se non tantissime, speranze. Una vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali dagli osservatori è considerato non a caso ancora uno scenario improbabile, ma non più impossibile. E mancano ancora due anni, in cui non si capisce come un potere slabbrato e fuori controllo possa continuare. Tanto è vero che, a ben leggere tra le righe di ciò che avviene nella vita politica, quegli stessi ambienti dell'establishment e dello Stato profondo che, a suo tempo, hanno creato il Frankenstein Macron, pare si stiano guardando in giro, per produrne uno nuovo, magari preso questa volta dalle ceneri dei due vecchi partiti, i socialisti e i gollisti. Tutto, pur di evitare una vittoria dei lepenisti. Ma, come si sa, il diavolo spesso dimentica di costruire, sulle proprie pentole, i coperchi.