Cronache

SCHEDA / Negli ultime tre anni sette alluvioni in Italia

Il dramma sardo è solamente l'ultimo di una lunga serie di emergenze idrogeologiche che hanno colpito la penisola

SCHEDA / Negli ultime tre anni sette alluvioni in Italia

Il dramma della Sardegna appare solo l’ultimo di una lunga lista che vede il paese subire danni e pericoli, spesso fatali, a cittadini e infrastrutture causati dalle emergenze idrogeologiche. Poche le zone che non hanno vissuto la devastante esperienza delle alluvioni, capaci di trasformare in poche ore città e comuni in contesti apocalittici. Fu il caso di Atrani, paesino gioiello della Costiera Amalfitana, che a settembre del 2010 vide le sue strade completamente inondate di acqua e fango, un fiume in piena che costò la vita alla ventenne Francesca Mansi, il cui corpo fu ritrovato oltre venti giorni dopo il disastro. Una devastazione causata dall’esondazione del torrente Dragone.

Sud, centro, nord, non c’è area dell’Italia sfuggita alle minacce idrogeologiche. Nell’ottobre del 2010 Prato fu attraversata da una potente ondata di maltempo - più di 100 mm di pioggia in una manciata di ore - che trascinò con sè tre donne di nazionalità cinese che morirono in un sottopassaggio mentre erano a bordo di un furgone letteralmente sommerso dall’acqua. 

L’emergenza non risparmiò il Veneto appena un mese dopo, tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010, con un’alluvione causata dall’esondazione del Bacchiglione e del Retrone e dallo scioglimento delle nevi montane: i danni superarono il miliardo di euro con circa 140 chilometri quadrati di territorio allagati e tre morti. I primi giorni di marzo del 2011 toccò alla Puglia e alla Basilicata, quando in piena andarono fiumi come il Bradano e l’Agri che provocarono perdite economiche per più di 80 milioni di euro con danni maggiori a Taranto e Foggia e centinaia di ettari agricoli allagati e di strade dissestate, e a Casette d’Ete, nelle Marche, dove lo straripamento dell’Ete fu da stato di calamità naturale con 200 millimetri d’acqua caduti in un giorno: un disastro che uccise un padre e una figlia, travolti a bordo della propria auto. Vittime che si aggiunsero a quelle riportate a Venarotta, una donna anziana scivolata nel fango per uno smottamento del terreno, e a Cervia e Teramo, dove due uomini rimasero intrappolati nelle proprie auto.

Ma è il 4 novembre del 2011 che l’Italia venne attraversata da una delle alluvioni peggiori della sua storia: Genova e la sua provincia furono flagellate precipitazioni che rilasciarono 300-400 mm di acqua in poche ore. Bilancio totale: sei morti. Dagli studi successivi al catastrofico evento, il capoluogo ligure è emerso come il luogo più a rischio alluvioni del Paese per il sistema a rete di corsi d’acqua definito una «bomba d’acqua» pronta ad esplodere. 

Poche settimane dopo, intense precipitazioni e violente mareggiate travolsero la provincia di Messina (22 novembre 2011): le vittime dell’acqua furono tre, tra cui un bimbo di dieci anni a Scarcelli, frazione di Saponara, e circa 700 persone sfollate. 

Quasi esattamente un anno dopo l’emergenza alluvioni sconvolse la provincia di Massa e Carrara, le piogge superarono i 200 mm in due ore, tra frane, black out, intere zone sepolte da un metro d’acqua per giorni ed oltre 13 milioni di danni per le imprese.

L’estremo maltempo causò negli stessi giorni una forte alluvione anche nella Maremma grossetana (12 novembre 2012): sei morti in tutto, quasi 700 sfollati, record pluviometrici e allagamento di Albinia e Marsiliana.

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