"Abbiamo ascoltato tutti", "Non ho visto il decreto": scontro Speranza-Fontana

A "Live non è la D'Urso" scontro a distanza tra il ministro della salute Roberto Speranza e il Governatore della Lombardia Attilio Fontana sul decreto Covid-19 per stringere ancora di più i divieti in tutta Italia

Coronavirus e politica, questi gli argomenti della serata di “Live non è la D’Urso” anche questa settimana con due soli ospiti in studio per le norme di sicurezza sul coronavirus. In collegamento il ministro della salute Roberto Speranza a cui Barbara D’Urso chiede spiegazioni sul decreto del governo uscito in giornata dopo una diretta Facebook da parte del Presidente Conte che lo aveva però annunciato nella tarda serata di ieri.

“La premessa è che sono giorni cruciali e decisivi per fare il massimo sforzo come Paese - dice Speranza - ma ci sono lavori che non si possono interrompere che permettono ai cittadini di accendere la luce a casa di aprire il rubinetto e avere l’acqua o di acquistare beni alimentari. Però tutti quelli non essenziali che possono essere sospesi vanno fermati.

Questa - continua - è stata una scelta fatta nella giornata di ieri sentendo tutti, anche i rappresentanti dei lavoratori. In questo momento l’aiuto che può arrivarci è quello di rimanere a casa e bisogna farlo per i medici, le Forze dell’Ordine e per tutti quelli che non possono smettere di lavorare. I decreti sono importanti - dice- ma quello che conta è la scelta di ciascun individuo e faccio appello alle persone di rimanere a casa il più possibile”.

Sempre Barbara D’Urso, chiede però perché è stato deciso un periodo di stop lungo due settimane e il ministro afferma che questo è il tempo decisivo dell’incubazione massima e che comunque i numeri devono ancora crescere in maniera significativa. Quando gli viene chiesto se a suo parere il decreto doveva essere più restrittivo il ministro non ha dubbi: "E' appropriato e rigido e in Europa ci stanno prendendo come esempio".

Arriva però un punto cruciale, quando gli viene detto che il governatore della Lombardia aveva già preso delle decisioni di restrizione prima ancora del Governo, ma Speranza minimizza: “Le ordinanze sono simili perché noi lavoriamo insieme giorno per giorno con tutti e anche con il governatore Fontana siamo uniti. Quella che abbiamo preso è una scelta condivisa”.

La polemica di Attilio Fontana

Della stessa idea non è però il governatore della Lombardia che aggiornando sul proseguimento dei lavori dell’ospedale che si sta costruendo in tempo di record, e dell’arrivo dei 52 medici cubani a sostegno di alcuni ospedali lombardi, non fa a meno di lanciare una polemica.

“Ho cercato di aspettare il governo - racconta - ma l'ho dovuto emettere anche sotto la pressione dei tanti sindaci, anche di diversi partiti. Così ho riunito il “tavolo delle competitività” dove siedono le diverse categorie e tutti mi hanno detto di stringere i bulloni. Io ho un amico a Bergamo - racconta - che piangendo mi ha detto che non ne possono più di vedere bare e io ho stretto le maglie per tutte queste situazioni.

Il provvedimento del Governo, non l’ho ancora letto, non l’ho mai visto e se lo hanno presentato a tutti devo dire facendo una piccola polemica, a tutti tranne che alla Lombardia” smentendo di fatto le parole del Ministro della Salute Speranza. Ma non solo, Fontana non è d’accordo sulle misure prese dal Governo considerate ancora poco restrittive: “Noi avremo voluto chiudere anche gli uffici pubblici, quelli professionali, gli alberghi. Le associazioni dei cantieri edili avevano dato il via libera per chiudere e io questa cosa l’ho detta ma non capisco perchè non è stata ascoltata. Ma forse la colpa è mia che sono poco intelligente”.

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Commenti

roberto67

Lun, 23/03/2020 - 10:40

Al governo c'è un'armata Brancaleone che non sa che cosa fare, agisce puntualmente in ritardo deridendo chi invece propone le azioni necessarie nei tempi adeguati (ad iniziare dal controllo delle persone in arrivo dalla Cina, che andava attuato prima che iniziasse la crisi). In Val Seriana i parenti dei deceduti sanno chi sono i responsabili dei loro lutti, spero che se ne ricorderanno alle prossime elezioni. Spiace che anche il resto d'Italia dovrà subire le conseguenze di azioni parziali attuate in palese ritardo.