Scuola, 13mila positivi ai test. Così la ripartenza è un rebus

Positivo il 2,6% tra docenti e bidelli: niente servizio fino al tampone negativo

Scuola, 13mila positivi ai test. Così la ripartenza è un rebus

La scuola riparte lunedì. Lo ha assicurato il premier Conte, ma i dubbi sono sul come partirà, più che mai adesso dopo i primi risultati dei test sul personale scolastico: quasi il 50 per cento alla fine ha effettuato il sierologico, su base volontaria, e di questi il 2,6 per cento è risultato positivo.
Il 14 settembre, dunque, circa 13mila tra docenti e non docenti, non ci saranno al suono della campanella. E non potranno prendere servizio fino a quando il tampone non darà esito negativo. «Fino a 13mila potenziali contagiati non rientreranno nelle scuole, non produrranno focolai e non faranno circolare il virus», ha detto al Tg1 il Commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri. È stato lui dal 10 agosto ad avviare uno screening su tutto il territorio nazionale per far ripartire la scuola in sicurezza distribuendo 2 milioni di test negli istituti scolastici. E il dato potrebbe essere anche più alto, dal momento che non comprende il personale scolastico del Lazio, perché la regione sta operando in maniera autonoma. Un ulteriore vuoto, insomma, che andrà ad aggravare la situazione dell'organico, già compromessa dalle cattedre non ancora assegnate.
A tre giorni dall'avvio ufficiale dell'anno scolastico regioni e comuni continuano ad andare in ordine sparso. Molti gli istituti che hanno deciso di posticipare l'inizio delle lezioni al 24 settembre, dopo le elezioni. Troppe per i presidi le «criticità irrisolte», soprattutto sull'arrivo delle mascherine promesse dal governo per le scuole. Per il presidente dell'associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, le scorte dureranno pochi giorni. «Stando a quanto ci hanno detto il premier Conte e Arcuri la fornitura è destinata anche agli alunni. Ma questo è cambiato in corso d'opera, prima avevamo capito che gli studenti le avrebbero portate da casa. Se includiamo tutti, gli 11 milioni di mascherine consegnate ogni giorno alle scuole sono insufficienti per alcuni istituti che contano mille o duemila iscritti. Non so se c'è stato un errore di calcolo, ma poco male, l'importante è che arrivino per sabato», è il grido d'allarme dei dirigenti. È probabile che all'inizio gli studenti dovranno utilizzare le proprie, poi si vedrà. Ma Arcuri rassicura: «Nessuna scuola è o sarà senza mascherine chirurgiche. Entro lunedì 14 ne arriveranno altri 77 milioni (in aggiunta ai 41 milioni già consegnate), una quantità sufficiente per due ulteriori settimane di lezioni. Saranno poi distribuite alle scuole primarie, sempre entro il prossimo lunedì, ulteriori 16 milioni di protezioni per i bambini, abbastanza per garantire la riapertura in sicurezza anche di questi istituti». Il ritardo nella consegna dei banchi monoposto, le cattedre vuote, le ristrutturazioni iniziate troppo tardi e la mancanza di spazi. In molti casi sono questi gli scogli che i dirigenti scolastici e anche primi cittadini non sono ancora riusciti a superare. «Ci saranno sicuramente aperture differenziate. Molte scuole per fortuna il 14 riusciranno ad aprire in condizioni più o meno normali, ma ce ne sono altre che queste condizioni non possono garantirle», spiega Mario Rusconi, presidente dell'associazione nazionale presidi nel Lazio.
Anche gli studenti ieri sono scesi in piazza in molte città italiane per protestare contro il governo e il ministero dell'Istruzione per la gestione della riapertura della scuola.

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