Finsero il rapimento Isis: indagato imprenditore, tre finiscono in manette

È scattato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti di due albanesi ed un italiano. Indagato anche l'imprenditore bresciano Sandrini

Finsero il rapimento Isis:  indagato imprenditore, tre finiscono in manette

Sono finiti dietro le sbarre con l'accusa di sequestro di persona con finalità di terrorismo i membri di una banda criminale composta da un italiano e da due cittadini stranieri di origine albanese. I tre sono stati arrestati all'alba di questa mattina nel bresciano dagli agenti della polizia di Stato e dai carabinieri, che hanno eseguito l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari. A richiedere il provvedimento del gip è stata la sezione antiterrorismo della procura della Repubblica di Roma.

La truffa

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, i tre criminali organizzavano all'estero dei veri e propri rapimenti, talvolta con la collaborazione delle stesse finte vittime, per poi intascare il denaro grazie alla truffa messa in atto. Nell'inchiesta portata avanti dal pubblico ministero Sergio Colaiocco, che ha lavorato sotto il coordinamento del procuratore capo Michele Prestipino, si legge infatti che la banda propose a due impreditori bresciani di fingere un sequestro di persona per poi ottenere il riscatto.

Fra i "rapiti" anche Alessandro Sandrini, ora a sua volta indagato per simulazione di reato e truffa. Arrivato in Turchia nell'ottobre del 2016, Sandrini venne dichiarato scomparso dalle autorità. Invece di rispettare gli accordi, la banda decise di "venderlo" ad un gruppo jihadista legato ad Al Qaeda e per tale ragione l'uomo fu trasferito in Siria. Questo, almeno, secondo quanto ricostruito dai Ros e dagli Sco. Ancora da identificare, invece, l'altro imprenditore di Rezzato che fu contattato dal gruppo ma che all'ultimo decise di non imbarcarsi sul volo diretto all'estero, e il 25 settembre 2016 non si presentò all'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo). Nell'inchiesta si fa inoltre riferimento anche al caso di Sergio Zanotti, non idagato. L'imprenditore italiano fu convinto dal gruppo criminale a raggiungere Antiochia (Turchia) per comprare dei dinari iracheni. Anche Zanotti, come Sandrini, fu poi lasciato nelle mani degli jihadisti.

Il caso Sandrini

Dichiarato scomparso, Alessandro Sandrini restò prigioniero fino al 2019, quando scattò la liberazione. Nell'inchiesta gli inquirenti spiegano che l'imprenditore bresciano "contava di fare molti soldi con il falso sequestro". A dimostrarlo anche il racconto di un testimone, che ai pm ha riferito: "Prima di partire Sandrini mi aveva garantito che appena rientrato in Italia…100mila euro sarebbero stati miei se gli avessi mantenuto il gioco, con la sua famiglia, i giornali e le forze dell'ordine". Qualcosa però andò storto. Una volta arrivato in Turchia, i criminali "lo privavano effettivamente della libertà personale e poi lo conducevano contro la sua volontà in Siria consegnandolo successivamente al Turkestan Islamic Part, gruppo che si richiama ad Al Qaeda". Questo quanto si legge nell'inchiesta, riportata da AdnKronos.

Quanto alla banda, al momento risultano indagate dieci persone in tutto, con controlli e sequestri effettuati dalle autorità sia nella provincia di Brescia che in Germania. I due albanesi Fredi Frrokaj e Olsi Mitraj, rispettivamente di 43 e 41 anni, e l'italiano Alberto Zanini, di 54 anni, si trovano ora a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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