Sinodo per l'Amazzonia, il femminismo debutta in Vaticano

Dalle "suore sacerdotesse" alle rivendicazioni per gli incarichi di vertice: il Sinodo panamazzonico si confronta con il femminismo cattolico

Sinodo per l'Amazzonia, il femminismo debutta in Vaticano

"Servono più donne in posizioni di leadership, come condivisione dei nostri doni, talenti e carismi". A dirlo non è stata una leader del femminismo durante una manifestazione, ma una suora nel corso del Sinodo panamazzonico. La controversia non è nata il sei ottobre scorso, con il principio dei lavori sinodali. Già nel marzo del 2018, l'organizzazione Voices of Faith aveva criticato il pontefice della Chiesa cattolica per la sua presunta immobilità nei confronti del maschilismo preponderante. Ma ora, con il Sinodo, il confronto sta conquistando superificie.

Papa Francesco, il rivoluzionario, ritenuto inoperoso nel campo della equiparazione di genere. Almeno rispetto ai ruoli ricoperti all'interno della Chiesa cattolica da donne e uomini: questo è quello che le femministe segnalavano all'epoca. I toni di suor Birgit Weiler sono molti diversi, ma tendono comunque alla rivendicazione: "Anche le donne devono poter votare al Sinodo", ha aggiunto ieri, stando a quanto riportato pure sull'Agi. Quella del voto, ad oggi, rimane una prerogativa del tutto maschile. E per questo si è arrivati persino a parlare di "machismo".

In Vaticano si sta ragionando. Di diaconato femminile per l'Amazzonia si parla con intermittenza. L'idea più diffusa sembra essere quella di un ministero diverso dal sacerdozio, ma ciò nonostante valevole anche per le consacrate. Sarà interessante constatare se e come questo cambiamento verrà messo in opera. Sempre che il Papa sia d'accordo. Il volto e le idee di suor Irene Gassman, un'altra suora progressista che in questi giorni è balzata agli onori delle cronache per via della sua proposta sulle "suore sacerdotesse", compaiono su overcomingsilence.com, il sito di una campagna contemporanea al Sinodo, che è volta a far sì che Papa Francesco e le istituzioni cattoliche cambino impostazione di base: "Le donne costituiscono oltre la metà degli 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo. Allora perché così pochi sono rappresentati nella leadership e nei ruoli decisionali all'interno della chiesa globale?, fanno presente sul portale citato. L'immagine di una donna a capo di un dicastero o di una Congregazione, insomma, può ben raffigurare l'obiettivo.

A capitanare dottrinalmente il fronte - se non altro perché è il primo nome che compare nella lista di overcomingsilence.com - è suor Teresa Forcades i Vila, la benedettina della cosiddetta "teologia queer". Se la sinistra ecclesiastica ha in James Martin uno dei suoi ispiratori, generalizzando un po', le ecclesiastiche progressiste possono contare sulle teorie di suor Forcades. Ma ogni orientamento teologico deve spesso confrontarsi con il suo contrario.

La professoressa Marianne Schlosser è stata insignita del premio Ratzinger appena un anno fa. Quando l'episcopato tedesco si è messo a discutere di sacerdozio femminile, la Schlosser si è dimessa dal Sinodo di Fulda, quello in cui il cardinale Reinhard Marx e i vescovi teutonici hanno cercato di concepire il domani dottrinale. L'intellettuale citata può essere elevata a simbolo di una teologica prima linea oppositiva al femminismo. Se i cattolici conservatori riservano le loro speranze nella linea del cardinale Gherard Ludwig Mueller, che è contrario anche ai "viri probati", le cattoliche conservatrici hanno nella Schlusser un riferimento importante.

Di sicuro c'è come le voci femminili, qualunque sia lo schema supportato, femminismo o no, siano tenute molto in considerazione.

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