Sinti arrestati per furto, ma da anni incassavano sovvenzioni pubbliche

A Bolzano in manette tre nomadi le cui famiglie percepivano da anni assegni familiari mensili perché in difficoltà economiche

Sinti arrestati per furto, ma da anni incassavano sovvenzioni pubbliche

Percepivano sovvenzioni pubbliche perché le loro famiglie erano in difficoltà economiche, ma sono stati denunciati perché avrebbero commesso almeno cinque rapine ai danni di altrettante tabaccherie.

Protagonisti di questa brutta storia, riferisce l'Alto Adige, tre nomadi bolzanini di etnia sinti, tratti in arresto dalla Polizia con l'accusa di furto aggravato in concorso. Pareva un banale caso di furti su base locale, quando il consigliere provinciale dell'Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì ha presentato un'interrogazione all'assessorato alle politiche sociali, domandando se le famiglie dei tre beneficiassero degli interventi socio-pedagogici da parte dei servizi sociali.

L'assessore Stocker ha in effetti confermato che tutte e tre le famiglie degli arrestati hanno beneficiato di qualche forma di assistenza economica: una famiglia riscuote dalla provincia i settecento euro al mese del reddito minimo garantito, oltre ai 110 euro mensili di contributi per le spese accessorie, mentre un'altra ha percepito assegni tra i cento e i 430 euro tra il 2010 e il 2015. La terza famiglia, infine, risulta beneficiaria di prestazioni di assistenza economica.

"L’amministrazione provinciale – sostiene il consigliere Urzì – è chiamata a rivedere con urgenza la politica dei sussidi sociali che andrebbero tassativamente vincolati ad un percorso di integrazione e di legalità. Questo deve valere per tutti, nomadi compresi ed anche per loro l’assistenza economica deve costituire una forma temporanea di sostegno, non una rendita perpetua, senza nessuna contropartita."

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