Alla gogna perché contro i profughi: tutti assolti

Gli imputati del comitato "Roncolevà alza la testa" che si erano opposti al business dell'accoglienza sono stati tutti assolti. Il Giornale.it ha ricostruito la storia

Alla gogna perché contro i profughi: tutti assolti

È il 2017, il Veneto sta vivendo nel pieno la bomba immigrazione. Gli immigrati e i richiedenti asilo affollano le ex basi militari. Con centri addirittura che arrivano a contenere ben 1600 persone accatastate nelle varie tendopoli. La gestione di questi centri sta in mano a cooperative dalle uova d’oro, che hanno scoperto che con i migranti si fanno più affari che non con le letture in biblioteca e i corsi per bambini nei patronati. Era accaduto a Conetta per esempio, nel veneziano. Periodi in cui l’ex base militare, in un paesino sperduto in mezzo ai campi che conta le ore al calar del sole di 196 anime, era arrivato a contenere 1600 migranti. Il Giornale.it era andato più volte a documentare la reale situazione.

Ma torniamo alla nostra storia. Nel 2017 un gruppo di manifestanti del comitato “Roncolevà alza la testa”, si era opposto all’arrivo di una quarantina di profughi a Roncolevà di Trevenzuolo in provincia di Verona. La gente si opponeva non tanto ai migranti stessi, ma quanto al business di persone che lucravano sulla pelle di questa povera gente. Ma da lì. Da lì, nel Paese dove è consentito manifestare per i diritti dei migranti, ma non è consentito manifestare contro chi dell’accoglienza ha fatto un vero e proprio giro d'affari, da lì parte una segnalazione generica via mail, senza riscontro di responsabilità individuali, spiega al Giornale.it, l’avvocato Andrea Bacciga, penalista a Verona che in questo processo ha difeso poi la maggior parte degli imputati. La procura quindi aprì un’inchiesta.

Tra le accuse vi era il fatto che queste persone avrebbero “aggredito i richiedenti asilo, lanciato pietre e mattoni contro le auto del presidente della cooperativa, distrutto il parabrezza, suonato ininterrottamente giorno e notte i clacson di veicoli, trombette, megafoni”. E poi ancora: lanciato urla, indirizzato fasci di luce laser, lanciato petardi, offeso la responsabile della cooperativa. La prima udienza è del 18 febbraio 2020.

Nel frattempo gli imputati finiscono su tutti i quotidiani locali con tanto di nomi e cognomi. Un vero e proprio assedio secondo la Procura attuato da un gruppo animato, secondo i pm, da presunte finalità di odio razziale. Per queste proteste, il procuratore chiese per 19 dei 22 imputati, 32 anni di reclusione. L’accusa era di partecipazione a organizzazione avente tra gli scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L’aggravante in sostanza prevista dalla legge Mancino. Il post incriminato era: “Lunedì 3 luglio andiamo tutti a difendere Roncolevà dal business dell’accoglienza. Roncolevà in rivolta…”. Poi continua il post: “La popolazione si è raccolta determinata più che mai per contrastare il nuovo affare che specula sulla pelle dei migranti e pesa economicamente e socialmente sulle spalle dei cittadini”.

Ebbene il 13 luglio gli imputati sono stati tutti assolti. Chi ha commesso questi atti non si sa chi sia. L’ avvocato Bacciga scrive su Facebook: “Un processo nato contro chi si opponeva al business dell’accoglienza. Gli imputati sono stati sbattuti sui giornali con foto, nomi e cognomi. Condannati ancor prima di essere giudicati. Oggi sono stati assolti. Tutti. Ora chi chiederà a loro scusa?”. “Una grande vittoria processuale - commenta - con indagini alquanto lacunose, che hanno coinvolto persone, anche di una certa età, totalmente incensurate e innocenti. Quella protesta non aveva alcun fondamento discriminatorio. Era nata per ribadire il fermo “no” al business dell’accoglienza.

Ora. A queste persone, chi ridà indietro questi anni passati a difendersi per dei crimini che non avevano commesso? Le ingiustizie non ci sono solo nei film. Poi quando ti toccano esistono per davvero.