La "storica" sentenza sull'islam: "No moschee nei capannoni"

Il Tar della Lombardia respinge il ricorso di una associazione islamica. La Lega: "Chiudiamo tutte le moschee abusive"

La "storica" sentenza sull'islam: "No moschee nei capannoni"

Una sentenza che viene già definita “storica”. E che a detta della Lega può portare a chiudere “una per una” tutte le “moschee abusive”. Oggi il Tar della Lombardia ha rigettato il ricorso presentato da una associazione islamica di Cantù contro la decisione del Comune comasco di non permettere l’organizzazione della preghiera di fine Ramadan in un immobile di via Milano, come invece fatto negli ultimi anni.

Nella sentenza, scrive l’Adnkronos, si legge che un capannone industriale non può essere utilizzato come "luogo di culto", dove pregano centinaia di persone in occasione delle diverse "feste religiose". I giudici milanesi della seconda sezione del Tar hanno spiegato che "il rilevante numero di persone che entra nell'immobile, in occasione delle feste religiose" rappresenta un utilizzo "dei locali che, per la sua incidenza urbanistica ed edilizia, necessita del previo rilascio di un permesso di costruire" specifico per i luoghi di culto. Ecco perché la festa del Ramadan non può svolgersi in un qualsiasi capannone.

Per il Tar, infine, il Comune, "una volta accertato il mutamento d'uso in assenza del permesso di costruire, ha correttamente applicato il regime sanzionatorio previsto" per le opere eseguite "in assenza del permesso di costruire, ingiungendo la rimozione o la demolizione".

I giudici hanno annullato solo una parte del provvedimento del Comune di Cantù, quello in cui veniva intimato alla associazione di consegnare le “chiavi” per "l'immissione in possesso dell'immobile".

Immediata è arrivata la reazione della politica alla sentenza del Tar. L'assessore al Territorio e Protezione civile di Regione Lombardia, Pietro Foroni, ha detto chiaramente che "siamo di fronte a una importantissima pronuncia la cui portata non potrà essere sottovalutata da tutti gli amministratori comunali alle prese con situazioni similari e che non potranno più fare finta di nulla davanti alla legge regionale sui luoghi di culto e ai finti centri culturali che in realtà sono vere e proprie moschee con relativi mutamenti di destinazione d'uso non autorizzati in ordine agli immobili utilizzati". Per Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno, da Cantù "giunge una vittoria storica". "Finalmente - ha detto - è stata ripristinata la legge e la legalità. La sicurezza dei canturini ha sconfitto l'arroganza e la prepotenza di chi utilizzava un capannone industriale come moschea".

Sulla stessa linea anche l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato: “Bisogna chiudere a Milano tutte le moschee abusive – ha detto - a iniziare da quelle in via Faà di Bruno, Padova, Maderna, Gonin e via Quaranta”. Per Paolo Grimoldi, deputato della Lega e segretario della Lega lombarda, invece, quella del TAR della Lombardia "è una sentenza che fa giurisprudenza e fa da apri pista: a Milano e in tutta la Lombardia ci sono decine e decine di moschee abusive irregolari e finalmente, grazie a questa sentenza, nel rispetto della legge regionale sui luoghi di culto, possiamo iniziare a chiuderle tutte, una per una, cominciando da quelle milanesi".

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