Fumata bianca

La "suggestione" del nuovo Papa: così Bergoglio alimenta le voci

Francesco "invoca" spesso un possibile successore. In Vaticano di questi tempi si parla spesso di questo tema, e lo ha fatto anche il Santo Padre

La "suggestione" del nuovo Papa: così Bergoglio alimenta le voci

Giovanni XXIV: questa è l'ultima suggestione legata al futuro del soglio pontificio. Chi è? Nessuno lo sa e nessuno lo può sapere. Con buone probabilità, però, non sarà il nome del prossimo Papa.

Da dov'è uscito Giovanni XXIV? Sarebbe stato il pontefice argentino a decantare l'eventualità che il prossimo vescovo di Roma si chiami in quel modo. Un segno di continuità con papa Roncalli, con il Concilio Vaticano II e forse un simbolo della piena applicazione di prospettive dottrinali che tengono banco tuttora, perché non recepite da tutti. E Bergoglio è colui che sta provando, una volta per tutte, a far digerire l'impostazione conciliare anche ai più critici.

Ragionare così è come fare il fanta-Vaticano: ha poco senso. Certo è che le dichiarazioni del gesuita, in qualche modo, servono assist a chi ragiona del post-Francesco. Il che può essere ricollegato alle ventilate ma non verificatesi dimissioni del regnante. E questa storia della "rinuncia", che abbiamo smentito e che il Papa ha rispedito al mittente senza se e senza ma, inizia ad essere lunga più che complicata, pur nella sua semplicità. Al Santo Padre non "passa per la testa" di fare un passo indietro. E retroscena, al netto dei tentativi operati, non ce ne sono.

Il tema che rimane aperto, a questo punto, è il seguente: perché fare il nome di un ipotetico Papa del domani? Anche su questo - immaginiamo - si discuterà. Ma facciamo un passo indietro.

Il contesto è quello di una udienza privata. Monsignor Giuseppe La Placa, stando a quanto ripercorso da Il Messaggero, si reca in Vaticano, e nella precisione presso la Biblioteca del Palazzo Apostolico. L'interlocutore non è un uomo qualunque, ma Francesco stesso, che viene invitato in visita dove il presule è incaricato, ossia Ragusa. Tutto nella norma: succede ogni volta. Solo che, prendendo per buono quanto riportato dal vescovo che opera in Sicilia, il sudamericano, in quella circostanza, se n'è uscito così: "...il Santo Padre ha fatto un sorriso e un cenno di assenso e con una battuta mi ha risposto dicendo che nel 2025 sarà Giovanni XXIV a fare quella visita...". Il vescovo ha immortalato il momento con tanto di particolarità comportamentali. E giù con le domande che lasciano il tempo che trovano. Come fa Francesco a sapere il nome del suo successore? Già tutto scritto? Solite elucubrazioni di certa ecclesiologia e dintorni.

Jorge Mario Bergoglio è un gesuita, dunque è solito spiazzare. In altri ambiti, si direbbe "sparigliare". Se non fosse il Papa, diremmo che l'argentino ha fatto il nome di Giovanni XXIV per scaramanzia. Non è così. In via del tutto banale, Francesco avrà tirato fuori quell'appellativo per ricordare qualcosa di essenziale per un cattolico: quanto accadrà da qui al 2025 non dipende dai desideri del pontefice, ma dalla volontà di Dio. Cosa dovrebbe pensare, in fin dei conti, un successore di Pietro? Non c'è nessun caso. Per quanto l'ultima volta che si è sussurrato di come si potesse chiamare il prossimo vescovo di Roma, si è parlato di Paolo VII. Erano i tempi in cui veniva dato per eleggibile il cardinale Angelo Scola, ma quella è un'altra storia.

Un dettaglio curioso: quando si presentano eventualità su chi salirà al vertice della Chiesa di Roma, spesso vengono tirati in ballo nomi che richiamo l'italianità. In realtà, la Chiesa italiana conta sempre meno sul piano dell'assemblea cardinalizia. Si pensi, a titolo esemplificativo, a come siano esclusi da quell'assise tanto il patriarca di Venezia quanto l'arcivescovo di Milano. Che il prossimo Papa sia italiano, in fin dei conti, è un'ipotesi in questo momento molto aleatoria. Ma, quasi come nel caso del Quirinale, fare previsioni è complesso. E non è mai accaduto nella storia della Chiesa che un Papa annunciasse in anticipo il nome scelto da chi prenderà il suo posto.

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