Taranto, parla la moglie del medico di Castellaneta

La donna: "Aveva chiesto di essere sottoposto al tampone ed è stato preso in giro"

È stato messo alla gogna il medico sessantenne dell'ospedale "San Pio" di Castellaneta, un Comune in provincia di Taranto, positivo al Coronavirus e accusato di non aver rispettato i protocolli dettati dalle autorità sanitarie nazionali in merito alla pandemia in corso.

Ora, però, a far sentire la sua voce è la moglie del medico. "Mio marito da tempo non si sposta dalla Puglia. Ha seguito le regole e quando aveva la febbre ha mendicato un tampone che gli è stato negato", si legge in un articolo di Mario Diliberto sul quotidiano regionale "Nuovo Quotidiano di Puglia".

Le parole della donna, di cui rispetteremo la privacy insieme a quella del marito, corrono veloci anche tra le chat dei medici pugliesi e fanno il giro del web. "Lui rischia la vita e gli hanno scaraventato addosso responsabilità che non ha proprio mentre sta combattendo il Covid-19 nel letto di un ospedale" dichiara amaramente la donna che racconta una versione diversa da quella emersa secondo cui il medico sarebbe stato a Milano in piena emergenza Coronavirus per prendere la figlia universitaria e riportarla in Puglia. Il medico di Castellaneta ha due figlie che, secondo quanto si legge sul Nuovo Quotidiano di Puglia, studiano medicina, ma una a L'Aquila e l'altra all'estero. La prima sarebbe tornata in Puglia prima che il virus contagiasse il padre e la seconda quando il medico aveva già i sintomi dell'infezione polmonare.

Stando alle dichiarazioni della donna, il 60enne avrebbe avuto la febbre l'8 marzo scorso "e da quel momento non è più andato in ospedale, ha informato i colleghi e il medico curante (oltre ad aver chiesto di essere sottoposto al tampone). Per lavoro ha contatti con tanta gente e voleva escludere ogni ipotesi. Non hanno voluto farglielo. Lo hanno preso persino in giro. Ho ancora nelle orecchie le parole di chi lo sbeffeggiava. Lui, comunque, è rimasto sempre in casa".

Sul caso di Castellaneta è stato subito avvertito anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che in una nota nei giorni scorsi ha scritto "Ho appreso della vicenda dal direttore generale della Asl di Taranto Stefano Rossi, dal direttore del dipartimento di prevenzione di Taranto Michele Conversano, dal direttore sanitario dell’ospedale San Pio di Castellaneta Emanuele Tatò.".

Il governatore ha, poi, continuato: "Ho anche avuto un’importante relazione telefonica sui fatti da parte del sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti, lui stesso esposto a rischi della condotta del soggetto che, dipendente dell’Ospedale San Pio, aveva proprio il compito di vigilare il rispetto da parte di tutti delle regole di igiene atte a prevenire l’estendersi del contagio. Si aggiunga che molto probabilmente queste condotte violano diverse norme penali che prevedono gravi conseguenze sull’autore dell’eventuale reato. Per questa ragione ho telefonato subito al procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Capristo, per consentirgli di iniziare tempestivamente la sua doverosa indagine. E ho dato indirizzo a Rossi di avviare un procedimento disciplinare finalizzato all’eventuale sospensione e successivo licenziamento ove i fatti ipotizzati venissero oggettivamente accertati.".

Certo, Emiliano ci è andato cauto, ha parlato chiaramente di "eventuale reato", ma le parole della moglie del medico possono smentire quelle del governatore e di chi ha messo il medico alla gogna. Intanto sono stati effettuati centotrentuno tamponi presso l'ospedale San Pio di Castellaneta e al momento i casi di positività al Covid, tra i dipendenti del nosocomio pugliese, sono nove.

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