Tunisino attira 19enne in un casolare e la stupra: incastrato dal Dna

Finito dietro le sbarre del carcere Don Bosco con l'accusa di violenza sessuale, il 30enne ha continuato a dichiarare che fra lui e la ragazza c'era stato solo un rapporto orale consenziente. I risultati del tampone vaginale eseguito sulla studentessa lo incastrano

Subirà il giudizio immediato il 30enne tunisino accusato di avere violentato una giovane livornese a Pisa la scorsa estate. In questi mesi, lo straniero ha continuato a professarsi innocente ma, stando alle ultime notizie riportare, è stato incastrato dalle tracce del suo Dna rinvenute sulla vittima.

I fatti contestati, secondo quanto riferito dagli inquirenti, si erano verificati durante la notte fra il 6 ed il 7 di agosto scorsi. Lo straniero aveva conosciuto la 19enne quella sera stessa in zona lungarno, mentre si trovavano in compagnia di alcuni amici. Scattato il divieto di vendita degli alcolici, intorno alle 1:30, il tunisino si era proposto di andare a prenderne degli altri in un luogo che conosceva (secondo alcune fonti, il suo alloggio di fortuna), e la vittima aveva deciso di accompagnarlo, separandosi così dal proprio gruppo.

I due avevano così raggiunto un casolare abbandonato sull'Aurelia, dove lo straniero aveva assicurato che avrebbero trovato delle birre e la 19enne era finita in trappola.

Una volta entrati all'interno dell'edificio, il tunisino aveva subito tentato un approccio nei confronti della ragazza e non si era fermato neppure dinanzi al suo rifiuto. Dopo averla palpeggiata nelle parti intime, era riuscito a bloccarla ed a toglierle i vestiti, costringendola a subire un rapporto sessuale completo. Sopraffatta dalla forza dello straniero, che la strattonava per i capelli e la costringeva a restare ferma, la 19enne era stata stuprata.

Una volta finito l'incubo, la giovane aveva poi trovato il coraggio di raccontare tutto ai suoi amici, e di denunciare. Dopo aver ascoltato la testimonianza della studentessa, gli agenti di polizia erano riusciti a rintracciare in breve tempo il magrebino, riconosciuto anche grazie ad un tatuaggio. Il soggetto, tale Mohamed Bouali, era così finito dietro le sbarre del carcere Don Bosco di Pisa con l'accusa di violenza sessuale, ma sin da subito aveva fornito agli inquirenti una diversa versione dei fatti.

Difeso dall’avvocato Massimo Parenti, il tunisino aveva raccontato che fra lui e la ragazza c'era stato soltanto un rapporto orale consenziente. “L’ho invitata dove vivo perché insieme saremmo andati a cercare droga per lei”, avrebbe poi aggiunto Bouali, come riportato da “Il Tirreno”. In questi mesi, tuttavia, la versione della 19enne non è mai cambiata: “L’ho seguito solo perché non potevamo più bere alcolici in centro e allora lui mi ha proposto di prendere una birra dove abitava”, ha dichiarato. “Mi ha costretta a un rapporto sessuale completo”.

Gli esiti del tampone vaginale effettuato sulla ragazza, come disposto dal gip Pietro Murano, hanno confermato il suo racconto, inchiodando il tunisino alle sue responsabilità. Confermata dunque l'accusa di violenza sessuale nei confronti del 30enne, alla quale si aggiunge l’aggravante della minorata difesa per aver approfittata della fiducia della ragazza e del fatto che si trovassero di notte da soli. Bouali dovrà quindi sottoporsi a processo: la prima udienza presso il tribunale di Pisa è prevista per il prossimo primo settembre.

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Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Dom, 09/02/2020 - 20:37

Bergoglio ha la sua colpa in questi misfatti perché giustifica la fecondazione irresponsabile praticata quale modus viventi nel terzo mondo, obbligandoci ad accogliere i figli del peccato come se fossero persone normali e non degli handicappati. Anzi istiga a votare il PD, che predica il femminismo per cui l'utero è suo di lei, e se lo gestisce lei escludendo il padre potenziale.