"Per Varese meglio Bianchi": ora anche lo slogan diventa "razzista"

"Per Varese meglio Bianchi": la sinistra contro lo slogan elettorale del candidato sindaco leghista Varese, Matteo Bianchi. La solita ossessione per il politicamente corretto

"Per Varese meglio Bianchi": ora anche lo slogan diventa "razzista"

L'ossessione compulsiva della sinistra il politicamente corretto fa sì che lo slogan elettorale visibile sui manifesti del candidato sindaco leghista di Varese, Matteo Luigi Bianchi - "Per Varese meglio Bianchi" - diventi un ambiguo riferimento razzista al colore della pelle. Secondo La Repubblica, infatti, quello slogan che campeggia accanto alla foto ritratto mezzobusto del politico pare usare in modo ambiguo il cognome del candidato scelto dalla coalizione Lega-FdI-FI (più due liste civiche) per la corsa alla poltrona di primo cittadino.

A confermare la teoria del doppio gioco discriminatorio ci sarebbe una prova schiacciante, un commento su Facebook del consigliere regionale della Lega, Giacomo Cosentino, in risposta a un utente: "Ovviamente ho giocato ironicamente sul doppio senso della parola ‘bianchi". Roba davvero forte. La leggerezza con la quale divampano le accuse di razzismo verso i candidati - rigorosamente di centro-destra - è indice di un'opinione pubblica progressista che ha sposato la politica dell'identità ed emula quanto accade nel dibattito Usa, dove il politicamente corretto è diventata un'arma dialettica potentissima nelle mani dei democratici per screditare gli avversari. Dove, chissà come mai, tutto è concesso di dire - e fare - agli attivisti di Black Lives Matter senza che nessuno si scandalizzi.

L'assurda polemica della sinistra sul cognome Bianchi

In maniera analoga, invece che mettere al centro la politica (quella vera), qui si discute di uno slogan che può essere più o meno efficace, bello o brutto, felice o infelice, ma che non può essere tacciato di razzismo sulla base di un processo alle intenzioni o di una dichiarazione. Insomma, ci vorrebbe ben altro per tirare in ballo il solito antirazzismo militante che la sinistra riscopre ad ogni appuntamento elettorale (salvo poi dimenticare completamente l'argomento una volta passate le elezioni, come da tradizione).

"C’è una categoria di persone che davvero mi fa pena" ha poi commentato sui social il consigliere Giacomo Cosentino. "Sono i repressi, i tristi, i rosiconi e gli schiavi del politicamente corretto. Gente rancorosa col mondo diverso dal loro, gente che ti dice che sei razzista, ma sotto casa propria non vuole gli zingari. È questa la stessa gente che usa la prima pagina di un f'antastico' quotidiano nazionale per provare a mettere in difficoltà Matteo Luigi Bianchi. Ma ci fanno solo un grande favore". Parole dure, quelle del leghista accusato di essere l'autore e la mente dietro l'ambiguo slogan elettorale che sta facendo discutere l'opinione pubblica. Nessun commento, ad oggi, da parte del candidato sindaco Matteo Luigi Bianchi, che probabilmente non si aspettava di essere al centro di un'assurda e grottesta polemica come questa.

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