Virus, gli intellettuali tedeschi e i leader anti-Merkel vogliono i coronabond

Le firme di Habermas, Schneider e von Trotta compariranno sul numero di domani del settimanale die Zeit e saranno a favore dei "fratelli e delle sorelle del Sud". Intanto a Bruxelles si lavora perché arrivino ai capi di Stato e di governo un "ventaglio" di proposte

Virus, gli intellettuali tedeschi e i leader anti-Merkel vogliono i coronabond

Alcuni delle voci più autorevoli tra gli intellettuali tedeschi contemporanei si sarebbe detto a favore dei coronabond, cioè una forma di obbligazione comune a tutto il gruppo di 27 Paesi per fornire risorse a un fondo comune di risposta alla crisi economica e finanziaria dovuta alla diffusione del coronavirus. A confermarlo, domani, saranno le loro firme, pubblicate sul settimanale Die Zeit, sul numero che uscirà in edicola. Tra i nomi, spiccano quelli del filosofo Juergen Habermas, dello scrittore Peter Schneider, dei registi Margarethe von Trotta e Volker Schloendorff, dell'ex ministro degli Esteri Joschka Fischer e dell'europarlamentare e saggista Daniel Cohn Bendit.

La motivazione degli intellettuali

Nell'appello firmato dagli intellettuali si legge che, nella "questione decisiva" della solidarietà, "i Paesi del Nord sono riluttananti nei confronti dei fratelli e delle sorelle del Sud". E ancora che il Nord "si rifiuta in modo rigido di dare il proprio assenso a un fondo garantito da tutti gli Stati dell'Unione europea attraverso il quale sarebbe possibile condividere l'immenso peso finanziario di questa crisi". Da lì, la decisione di raccogliere le firme a favore della misura.

I coronabond sul tavolo

Intanto, come spiegato ad Adnkronos da Brando Benifei, capodelegazione del Partito democratico nel Parlamento europeo, anche a Bruxelles, le forze politiche stanno lavorando perché sul tavolo dei capi di Stato e di governo dell'Ue arrivi un "ventaglio" di proposte per aiutare i Paese membri ad affrontare adeguatamente le conseguenze della crisi provocata dalla pandemia di Covid-19. Come confermato dal dem, i coronabond, cioè obbligazioni che forniscono una "rete di protezione" per le passività future e non per quelle pregresse, sono ancora uno strumento che "resta sul tavolo".

Le azioni

"Dobbiamo fare in modo che al Consiglio europeo, attraverso i passaggi che ci saranno, prima di tutto la riunione dei ministri delle Finanze, ci sia un ventaglio di proposte, che passi attraverso il lavoro delle forze politiche, della Commissione europea, in modo che non si escluda nulla", ha aggiunto Benifei. Che sostiene l'importanza di creare "un bouquet di azioni che vadano nella direzione di creare quella solidarietà e condivisione del rischio recessione e desertificazione economica e sociale". Perché, come sottolineato dal dem, il tema non riguarda un singolo Stato, ma la tenuta dell'Ue, nel momento in cui l'emergenza sanitaria sarà finita. Come sottolineato anche dall'eurodeputato Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, "i due vincitori del congresso dell'Spd hanno espresso una posizione favorevole ai coronabond".