Cronache

William Pezzullo sfregiato con l'acido: "Giustizia di serie b se la vittima è un uomo"

Parla il trentaduenne della provincia di Brescia sfregiato con l'acido dalla ex fidanzata: "La legge dovrebbe tutelare maggiormente chi subisce queste aggressioni"

William Pezzullo sfregiato con l'acido: "Giustizia di serie b se la vittima è un uomo"

Non solo Lucia Annibali, Filomena Lamberti e Gessica Notaro. Tra le vittime dell’acido c’è anche William Pezzullo, 32 anni di Travagliato, in provincia di Brescia. Solo che la sua storia a parti inverse non ha avuto la stessa eco mediatica.

Una sera di settembre del 2012 viene colpito in pieno volto con un secchio pieno di liquido corrosivo. Un’aggressione premeditata, stabilirà il giudice. Da quel giorno la sua vita cambia radicalmente. Nei panni del carnefice c’è la sua ex fidanzata, che non si rassegnava al fatto che la storia tra i due fosse finita. Ma la vicenda, spiega in un’intervista al quotidiano Libero, non finisce in tv, né sui giornali. Forse perché “siamo abituati a vedere l'uomo carnefice e la donna vittima”, denuncia.

La giustizia, quindi, per William Pezzullo, è arrivata a metà. Se da un lato c’è stata la soddisfazione per la condanna, dall’altro la beffa è insopportabile: pochi giorni dietro le sbarre e poi i domiciliari. Così la donna che ha rovinato la sua esistenza ha potuto rifarsi una vita e ora è sposata, con due figli e abita a pochi chilometri da casa sua. Per William neppure un centesimo di risarcimento. “È nullatenente”, spiega. “A pagare sono solamente io”, continua l’uomo, che dopo l’aggressione ha perso il lavoro e ha dovuto investire tutti i suoi risparmi in medicine e avvocati.

Oltre 35 interventi, l’ultimo lo scorso settembre. Ma neppure il trapianto di cornea che ha subito all’occhio destro è riuscito a ridargli completamente la vista. Oggi le sue giornate le passa tra le cure mediche e il computer. Non può più lavorare, né andare in palestra e così la vita trascorre per lo più tra le mura domestiche, dove ha allestito anche una piccola palestra.

“In parte l'ho perdonata”, confessa. Ma rimane la sete di giustizia: “La legge, siano donne o uomini le vittime, dovrebbe tutelare e aiutare maggiormente chi subisce questo tipo di aggressioni”.

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