«Io ho portato la cucina italiana in America. E oggi la mia famiglia porta la cucina americana in Italia». Lidia Bastianich ragiona come la matriarca di una dinastia di chef piuttosto che come una paciosa cuoca che ha fatto conoscere ai «selvaggi» - gastronomicamente parlando - gli gnocchi al sugo di carne e il friulanissimo frico, lei che è di Pola ed è quindi una profuga italiana d’Istria, che in America ha trovato pace e identità.
Succede dunque che il nipote di Lidia, e figlio del vulcanico Joe, volto televisivo e cantore della cucina pop di qualità, apra in via Dante a Milano, a un tiro di schioppo dal Duomo, la prima sede italiana di Wingstop, marchio a stelle e strisce delle chicken wings, le alette di pollo che sono il simbolo della ristorazione popolare della Frontiera. «I polli - spiega Lidia - saranno di alta qualità, ci sarà una panatura di alto livello, e i milanesi sono maestri di panature vista la loro passione per la cotoletta, e poi spezie e salse di ogni tipo».
A guidare l’operazione sono Joe Bastianich e il figlio Ethan attraverso Ranch Rangers, la società costituita per sviluppare e gestire Wingstop in Italia. Joe porta nel progetto oltre trent’anni di esperienza nella ristorazione internazionale, mentre sarà soprattutto Ethan, 24 anni, a occuparsi in prima persona della crescita del marchio sul mercato italiano. E gli occhi della nonna brillano di orogoglio. «Sono molto fiera di questa cosa, mi piace questa impresa di famiglia, mi piace responsabilizzare un giovane. È questo che vorrei portare in Italia, la cultura di dare ai figli tutti gli strumenti e le possibilità, ma poi lasciarli liberi di esprimersi, lasciare che spieghino le ali». Fossero pure fritte e piccanti.
Fondato in Texas nel 1994, Wingstop vanta già i 3mila ristoranti nel mondo costruendo la propria fortuna attorno a un prodotto decisamente americano: il pollo fritto, declinato in wings con osso, boneless (ovvero senza osso) oppure tenders (ovvero morbide). Il meccanismo è semplice: tutto viene preparato al momento, fritto espresso e poi glassato o condito a mano scegliendo tra dieci signature flavor, con una scala che dalle note più tranquille conduce verso territori decisamente incendiari. Si parte da Lemon Pepper e Garlic Parmesan quest’ultimo preparato con Parmigiano Reggiano, perché l’Italia è sempre l’Italia e si arriva fino ad Atomic, per stomaci ignifughi. E poi patatine speziate, loaded fries, churros e la ranch sauce, preparata fresca ogni giorno. E scusate i tanti termini inglese, ma qui siamo in America, anche se la Madunina «tuta d’ora e piscinina», che «dominet Milan», è lì a benedire benigna.
Il nuovo locale di via Dante, il primo di 50 locali in tutta Italia programmati da Wingstop, è progettato da Costa Group e ha una spiccata estetica urbana: cemento grezzo, mattone a vista, lamiere nere, inserti in pelle e i colori verde e nero del brand fanno da sfondo a videowall, LED, installazioni grafiche dedicate alla città, un DJ corner e grandi tavoli comuni. Sulla facciata le vetrine sono animate da una tecnologia a microLED, mentre un putto che regge un pollo gioca trasforma l’iconografia classica in manifesto pop. L’idea è andare oltre il fast food tradizionale e utilizzare musica, sport, design ed eventi per fare dei ristoranti anche luoghi di aggregazione, soprattutto per un pubblico giovane. E a proposito di giovani, «sono cresciuto in una famiglia in cui la cucina è sempre stata molto più di un mestiere: è un linguaggio capace di raccontare culture, creare relazioni e mettere le persone attorno allo stesso tavolo», spiega Ethan, bello di nonna.
