Anche i rum, come i cantanti, ogni tanto cambiano nome. Per esempio, a metà degli anni '90 Prince entrò in polemica con la sua casa discografica e iniziò a farsi chiamare Joey Coco, Jamie Starr, Alexander Nevermind, Cristopher, TAFKAP «L'Artista Precedentemente Conosciuto Come Prince» e poi semplicemente The Artist. Ecco, Plateray ha seguito (più in breve) questo iter. Ovvero, prima è diventato famoso come rum Plantation; poi, complice il fastidio generale e post-coloniale per il termine «piantagione», ha scelto il nome Planteray. Rimanendo la stessa cosa: ovvero il principale brand di rum internazionali invecchiati in Europa.
Il marchio è di proprietà di Alexandre Gabriel e della sua Maison Ferrand, e da decenni si occupa di selezionare e maturare barili di rum nella zona del Cognac. Nel tempo, i barili che riposano nei magazzini si sono moltiplicati: Caraibi, Sudamerica, Fiji. Tutti sottoposti al lavoro «gentile» delle botti ex cognac. Da questo vero caveau ricco di tesori, sono stati pescati i barili che dano vita a Mister Fogg Navy Rum, un imbottigliamento che celebra il legame fra il distillato di canna e la marina inglese.
Preambolo: storicamente, i marinai di Sua Maestà erano retribuiti (anche) con una quantità di rum. La leggenda dice che per controllare che gli ufficiali non diluissero il distillato, i marinai intingessero una miccia nel rum e avvicinassero la fiamma. Sopra i 57%, la miccia si sarebbe accesa, sotto no. Da qui nasce la dicitura «Navy Strength» per i distillati a 57%.
Ecco, Alexandre Gabriel ha studiato la questione ed è risalito alla vera gradazione - più bassa - del Navy Rum.
E ha realizzato un blend dei rum dalle varie ex colonie inglesi: Barbados (43%), Trinidad (36%), Guyana (17%) e Giamaica (4%), per un distillato di rara ricchezza e potenza, con clamorose note di melassa, frutta secca e spezie, in cui le sfumature di cacao e caffè si intessono a quelle di ananas. Sorso ampio, finale lungo, retrogusto caldo. Rum da signori e da pirati.Mister Fogg Navy Rum n.2, 55.7%, 50 euro