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Televisione

“Temptation Island”, fenomeno antropologico

La trasmissione di tradimenti e riconciliazioni conquista il record d’ascolti su Canale 5 Fuoco, corna, pianto, urla: sono gli archetipi degradati di riti in cui tutti ci riconosciamo da sempre 34,1

"Temptation" batte i rigori

Si è concluso il rito estivo degli italiani: settimane di falò, un record d’ascolti battuto due volte in ventiquattr’ore e una notizia poco lusinghiera per chi ci crede moderni.Ieri sera si è chiusa la quindicesima edizione di Temptation Island, e si è chiusa nel modo più spietato che il format conosca: niente fiaccole sulla spiaggia calabrese, ma le sette coppie riconvocate una per una davanti a Filippo Bisciglia, un mese dopo, a raccontare come è andata a finire davvero. Il pubblico non voleva sapere come finisse. Voleva la conferma di averci visto giusto. È la differenza fra la curiosità e il giudizio, e sul giudizio noi italiani abbiamo una lunga tradizione.Erano giorni che il termometro impazziva. Lunedì il programma aveva toccato il 34,05 per cento di share, record storico, sopravvissuto meno di ventiquattr’ore: martedì sera, con Giovanni che si alza dal falò, ignora la fidanzata Sabrina, liquida due anni di storia con un «fuori di testa» e sparisce nel buio, si è saliti a 4.405.000 spettatori e al 34,1 per cento. Sulla Rai, nel frattempo, replicavano Il giovane Montalbano: un milione e ottocentomila spettatori, il 13,4 per cento.Liquidare tutto come televisione spazzatura è comodo, non costa nulla ed è sbagliato.Quel che è andato in onda per settimane è una macchina rituale di precisione svizzera, avrebbe interessato forse perfino l’antropologo Claude Lévi-Strauss.Separazione dal mondo (telefoni sequestrati, due villaggi che si ignorano), sospensione dell’identità (non sei più fidanzato, sei un candidato), prova iniziatica, reintegrazione nella comunità con lo statuto modificato. Le società tradizionali facevano esattamente questo ai ragazzi che dovevano diventare uomini. Noi lo facciamo alle coppie di Aversa, in prima serata.Il fuoco non era scenografia: era l’ordalia, il vecchio giudizio di Dio. Mano nell’acqua bollente, e se la piaga non si infetta sei innocente. Abbiamo soltanto sostituito Dio con il montaggio.La telecamera ha visto tutto, la telecamera non dimentica, e chi siede al falò non si difende da un’accusa ma da una prova filmata. Il conduttore Bisciglia pronuncia la formula sacramentale, «ho un video per te», con la gravità del diacono che porta il Vangelo all’ambone. Non lo dico per fare dello spirito: la funzione è esattamente quella. È il punto che gli specialisti della secolarizzazione si sono fatti scappare. Su Canale 5 è passato un cattolicesimo rimasto senza teologia: esame di coscienza, confessione pubblica, assoluzione o condanna emessa da una comunità che assiste in silenzio. Manca soltanto la grazia, che notoriamente non fa ascolti. Un Paese che ha smesso di andare a Messa ha conservato con cura maniacale la forma del confessionale e l’ha rimessa in onda d’estate. E mentre si organizzano convegni sulla domanda di senso, la domanda di senso andava in onda alle nove e venti su Canale 5 e superava il trentaquattro per cento di share.A questo punto toccherebbe la riflessione sull’amore liquido. Zygmunt Bauman spiegava che i legami di oggi sono leggeri, revocabili, sempre rinegoziabili.Verissimo, ma quest’estate il liquido non si è comportato come previsto. Temptation Island sembra libertina ma è la trasmissione più moralista del palinsesto: premia la fedeltà, espone il traditore al pubblico ludibrio, chiude con anelli e proposte di matrimonio (quest’anno ci ha pensato Diamante, in ginocchio davanti a Bernadette e a mezzo Paese).L’altra sera, mentre i fidanzati rimasti soli brindavano fra loro come vecchi compagni d’armi, le ragazze festeggiavano la libertà ritrovata elencando i difetti degli ex: materialista, immaturo, e via così. Non era una festa liberatoria, era un regolamento di conti. E i giudici erano giovanissimi. Il programma ha sfiorato il 59 per cento di share fra i 15 e i 34 anni. La generazione che le università ci descrivono fluida, disincantata e post-monogamica ha passato luglio a tifare perché l’infedele pagasse. Non abbiamo assistito alla dissoluzione della famiglia, ma a un tribunale della fedeltà coniugale con la regia di Maria De Filippi, e alla scoperta che l’Italia dei sentimenti è molto più tradizionalista di quanto ami raccontarsi. Se ne accorge proprio mentre crede di stare guardando una cosa scandalosa.Sul desiderio René Girard avrebbe riempito un quaderno: i tentatori non sono rivali, sono mediatori. La fidanzata torna desiderabile nell’istante preciso in cui la desidera un altro, e il fidanzato scopre di amarla guardandola su uno schermo mentre ride con qualcuno che non è lui.Danilo, dopo un bacio vendicativo con la tentatrice Giulia, è uscito dal falò da solo salvo richiamare Francesca trenta secondi dopo. Il desiderio non è mai una faccenda a due: è sempre un triangolo, e il terzo vertice conta più di quanto ammettiamo.Resta la questione del gusto, che è sempre questione di classe. Pierre Bourdieu ci ha insegnato che la distinzione non riguarda solo cosa si guarda ma come lo si guarda: il ceto colto si concede il programma a patto di sorriderne, con la formula assolutoria del trash. Guarda il popolo tenendolo a distanza di sicurezza e chiama antropologia la propria condiscendenza. Pasolini, che sulla mutazione antropologica degli italiani aveva costruito un’ossessione, davanti a queste immagini avrebbe avuto materiale per dieci annidi Scritti corsari, con un’aggravante: la mutazione non ha cancellato l’arcaico, lo ha soltanto sponsorizzato.Il motto scelto per questa edizione era che la strada giusta si trova ascoltando le proprie emozioni. Un secolo di scienze sociali per arrivare qui. Ma non facciamo gli schizzinosi: mentre i dipartimenti erano chiusi per ferie, l’antropologia culturale italiana andava in onda su Canale 5, fiaccole accese e infradito ai piedi.

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