Il secolo delle stragi che devastò l'Europa

Le due guerre mondiali e l'ascesa di nazismo e comunismo. Alle radici del Novecento e della sua violenza ideologica

Il secolo delle stragi che devastò l'Europa

Una guerra civile europea violenta e fratricida. Uno scontro iniziato nel 1914 ma, per certi versi, anche prima (covava da un ventennio) e finito solo nel 1945 (con lunghi strascichi). Questa potrebbe essere una descrizione, seppure sommaria, del primo cinquantennio del secolo ventesimo. Un incendio che divora l'Europa, per poi covare sotto la cenere, ed esplodere con ancora più violenza e diffondersi a tutto il pianeta. Se ne riflette molto in quest'anno in cui ricorre il centenario della Grande guerra, ovvero l'improvvisa e per certi versi inattesa detonazione di questo conflitto globale.

Un quadro generale di quegli anni lo si trova nel volume, agile ma completo, I totalitarismi e le guerre mondiali , il secondo volume de Il mondo contemporaneo. Storia e politica internazionale firmato da Fulvio Cammarano, Giulia Guazzaloca, Maria Serena Piretti. I tre storici raccontano in maniera chiara e sobria questo convulso periodo storico mettendo ben in evidenza le linee di tensione che lo hanno caratterizzato.

Da un lato i nazionalismi delle potenze europee a cui il mondo sembrava come un mercato sempre più stretto e nel quale, per di più, stavano iniziando ad apparire con sempre più invadenza gli Usa. Il più evidente era quello della Germania che, in piena espansione economica, abbandonò le accorte manovre diplomatiche di Otto von Bismarck (nelle quali la guerra era solo una delle tante opzioni), per passare ad una politica decisamente più aggressiva, voluta dal Kaiser Guglielmo II. Ma nessuno dei Paesi europei faceva eccezione. L'Inghilterra preoccupata dalla crescente potenza di Berlino, soprattutto sul mare, stava riarmando una flotta di quelle che allora venivano chiamate Dreadnought e SuperDreadnought (dal nome di una nave inglese varata nel 1906), ovvero potenti corazzate monocalibro. Erano navi costosissime e le si spacciava come deterrenza. Ma era chiaro che quella corsa al cannone che svuotava le finanze pubbliche non avrebbe potuto continuare per sempre. La Francia, dal canto suo, voleva vendetta sulla Germania per la disastrosa guerra del 1870. La Russia voleva il suo riscatto dopo la sconfitta con il Giappone nel 1905. L'Austria pur vacillante non era disposta a cedere il suo controllo sui Balcani dove i russi soffiavano sul nazionalismo dei «fratelli slavi». Persino l'Italia con la guerra di Libia aveva dimostrato di non transigere sull'espansionismo e messo in crisi definitiva l'Impero Turco. Come finì questa sciarada è noto. Messi alla prova nella guerra mondiale gli Imperi centrali crollarono. Le democrazie o le monarchie fortemente costituzionali, come l'Inghilterra e l'Italia, ebbero un apparente trionfo.

Ma la guerra aveva esasperato un altro fenomeno. La diffusione delle ideologie. Una di queste il comunismo bolscevico, che aveva il suo leader in Lenin, aveva le radici nel marxismo e nell'internazionalismo proletario. La guerra provvide a regalargli una patria d'elezione (quella Russia agricola in cui mai e poi mai Marx avrebbe voluto una rivoluzione) e nacque l'idea del comunismo in una sola nazione (ma da esportare anche usando i cannoni). Già questo bastava a minacciare ogni speranza di pace, partorita dai Paesi che si rifacevano allo schema liberale e incarnata nel trattato di Versailles (per altro vessatorio verso la Germania e avaro verso l'Italia) e nella Società delle nazioni.

Poi arrivò il fascismo italiano che incanalò la rabbia per la vittoria mutilata. Prese piede in un Paese che sentiva di aver combattuto per nulla, in cui gli scioperi del biennio rosso precipitarono i partiti «ottocenteschi» nel terrore. Fece da modello per il molto più aggressivo nazionalsocialismo tedesco. Dove il fascismo era un'ideologia debole, il nazismo trovò nella vendetta, nel recupero del culto della razza, e nell'odio verso gli ebrei un materiale perfetto per costruire un sistema di pensiero distorto ma capace di sedurre una nazione e non solo.

Le democrazie occidentali? Ci misero davvero troppo a reagire. Quando lo fecero, l'Europa era virtualmente già di nuovo nella tempesta. Precipitata in quella che giustamente Cammarano, Guazzaloca e Piretti definiscono una guerra ideologica. Finì con la sconfitta del nazifascimo ma un bel pezzo di mondo rimase sotto il controllo di un'altra dittatura, quella staliniana. Tutto questo ne I totalitarismi e le guerre mondiali è raccontato bene. Ma tra i pregi del libro c'è anche quello di dar spazio a vicende che in altri testi restano all'angolo. Come la tragedia degli armeni e le vicende dell'Irlanda. Perché a volte è il dettaglio che migliora il quadro complessivo.

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