Da Crumb a Paolini La Biennale di Gioni tra sorprese e intrusi

Mode culturali, snobismi, repechage, ospiti inattesi, vecchie glorie. Un piccolo catalogo di ciò che vedremo da giugno a Venezia 

Che Biennale sarà questa targata Massimiliano Gioni, che aprirà al pubblico sabato 1 giugno dopo quattro giorni di inaugurazione per stampa e addetti ai lavori? Nella speranza di far cosa utile, abbiamo provato a stilare un vademecum per orientarsi in Laguna e non perdersi almeno gli attori protagonisti.

IL DIRETTORE Le fonti dicono essere il più giovane nella storia della Biennale. Massimiliano Gioni non ha ancora 40 anni eppure è quotatissimo nel sistema dell'arte internazionale. E poi, finalmente, un italiano dieci anni dopo l'ultimo. Eppure la sua mostra risulta quella con l'età media più avanzata e ben 40 artisti morti. Forse i giovani non credono nel futuro?

LEONI D'ORO Assomigliano al Premio Nobel per la letteratura, assegnato a scrittori che nessuno ha mai letto. Quest'anno tocca a due donne molto avanti con l'età, Marisa Merz, artista enigmatica e silenziosa, dal cognome pesantissimo, e Maria Lassning, austriaca di 93 anni, conosciuta solo dagli esperti e neanche da tutti.

SCOOP È l'agognato desiderio di ogni curatore, che vorrebbe inventare qualcosa di mai visto prima, confermando la malizia che in fondo il critico è un artista mancato. Nel 2003, quando curò il Padiglione Italia, Gioni ci provò scoprendo dal nulla una tal Ariatti che nonostante il clamore dopo la Biennale è tornata a dipingere ritratti su commissione. Ora ci riprova con Marino Auriti, nato nel 1891 a Guardiagrele in Abruzzo, cui è addirittura ispirato il titolo della mostra «Il palazzo enciclopedico». Speriamo sia più fortunato.

REPECHAGE Altra tendenza irresistibile dei curatori: tirar via la polvere a qualcuno che, meritatamente o no, giaceva nel dimenticatoio. Se fatto bene il rilancio significa nuova economia e un buon giro di soldi. Il più rischioso, a occhio, sembra quello di Enrico Baj; a parte qualche opera degli anni '70 il resto è roba facile da mercato medio. Dietro la rilettura intravediamo la mano esperta del gallerista Giorgio Marconi.

QUANDO È MODA È MODA Ogni tanto il sistema dell'arte sembra mettersi d'accordo per stabilire che un artista debba stare in tutte le mostre che contano, indipendentemente dalla qualità del lavoro. E quasi sempre è una donna. Quest'anno tocca a Rosella Biscotti (invitata a Documenta nel 2012) che prende il posto di Rosa Barba e prima ancora di Bruna Esposito (che fine avrà fatto...). Predestinata a tempo.

HYPE Altra regola aurea, che dalle rigide maglie concettuali scappi talora qualcosa di umanamente comprensibile. E allora bisogna ricorrere al cinema, alla musica o (come in questo caso) al fumetto. Alla Biennale 2013 è stato invitato il leggendario Robert Crumb, il Bukowski dell'illustrazione, alfiere della controcultura americana. Dedicato agli hipster che saranno a Venezia.

MA CHE C'ENTRA? L'invito dell'attore Marco Paolini ci riporta agli anni '90 e alla saga del politicamente corretto. Noi sosteniamo che l'arte sia un fatto formale e che debba produrre un qualsiasi manufatto, ma negli ambienti giusti fa molto figo «contaminare» con incursioni in altri settori della conoscenza. Prevediamo il solito spettacolo di denuncia su qualche disgrazia preconfezionata.

SNOB Più difficile immaginare in che vesti comparirà a Venezia l'antropologo francese Roger Caillois, morto nel 1978, se come un padre nobile di una qualche tendenza o se magari aveva tenuto nascosti nei cassetti disegni od opere d'arte tutte da scoprire. Una sofisticheria per intellettuali gauchiste.

ONNIPRESENTI Questi artisti alla Biennale di Venezia ci sono sempre: Bruce Nauman, Fischli & Weiss, Paul McCarthy, Cindy Sherman, Jimmie Durham, Pawel Althamer, Steve McQueen.

CHIC. L'americano James Lee Byars è un artista di culto e sciamanico, un De Dominicis all'estrema potenza. Dopo la morte (1997) sembrava un po' dimenticato, è questa l'occasione per scoprire qualche opera sconosciuta.

PADIGLIONE ITALIA C'è chi lo ha definito il Padiglione Monti, chi lo ha accusato di poca fantasia, chi l'accordo tra un gruppetto di gallerie romane. Non ci aspettiamo effetti pirotecnici da Bartolomeo Pietromarchi ma una lettura filologica del presente attraverso la storia. Certo, dopo Sgarbi, suona un po' da ritorno all'ordine.

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