MARILYN MONROE

MARILYN MONROE

Nel 2010 furono battute all'asta le radiografie al suo ammiratissimo torace. E l'anno scorso, proprio in novembre, stessa sorte era toccata alle lastre di altri tre suoi pezzi forti: naso e mento. Lastre che rivelarono come persino lei, Marilyn Monroe, aveva fatto ricorso alla chirurgia plastica. Era tutta roba buona, tutta roba appartenuta alla donna più desiderata del Ventesimo secolo. Del resto il feticismo non conosce confini, quando si tratta della fu Norma Jeane Mortenson, morta a 36 anni il 5 agosto del 1962. Nemmeno il confine del corpo sottoposto allo sguardo dell'occhio clinico.

Dunque, dal punto di vista dell'invasione della privacy, il prossimo appuntamento in cui i compratori si lanceranno sui memorabilia della diva è un passo indietro, vale a dire un passo in avanti. Si tratta quasi di innocenti evasioni, di incursioni a margine del Mito. Il guardonismo, infatti, non ha grande spazio, inizia e termina con un po' di biancheria intima, tipo un candido reggiseno trasparente in cui le coppe (ahinoi tristemente vuote da decenni) si fregiano di un motivo a cerchi concentrici. Poi, ecco qualche vestito piuttosto casto, come un semplice tubino nero. E, udite udite, nientemeno che... un frullatore. Qualcuno interessato anche alla Marilyn casalinga lo si troverà pure, non credete?

Tuttavia, fra i circa 300 reperti di questa archeologia sexy e lacrimosa che il 6 dicembre la casa Julien's Auctions, la stessa dell'anno scorso, metterà all'incanto a Beverly Hills (quale location sarebbe più indicata?) sono le lettere, scritte e ricevute. L'epicentro sentimentale del malloppo è il rapporto con il secondo e penultimo marito, il campione di baseball Joe DiMaggio. Quando il matrimonio mostrò le crepe che si sarebbero rivelate insanabili, gli amici attori della star più luminosa di Hollywood, cioè Clark Gable, Cary Grant e Jane Russell, le consigliarono di ricucire quella relazione tormentata. «Ti amo e voglio stare con te - le aveva scritto Joe -. Non c'è nulla che io desideri di più che restare con te in buoni rapporti». Insicura, indecisa, indifesa di fronte al suo stesso carattere fragile come una coppa di champagne (o di reggiseno), Marilyn tuttavia non resse alla pressione dell'altrui gelosia e così il matrimonio finì dopo soli nove mesi. E finì di fatto in diretta tv, con il pianto dell'ormai ex signora DiMaggio. «Il mio cuore si è rotto vedendoti piangere davanti a tutte quelle persone», riconobbe il campione finito fuori campo come una semplice pallina respinta.

Dopo la passione travolgente del big dello sport, toccò all'intellettualismo quasi paterno di Arthur Miller di misurarsi con l'instabilità emotiva di Marilyn. «Se ti ho mai fatto piangere o ti ho fatto qualcosa di male, anche per un solo secondo, ti prego, perdonami, mia ragazza perfetta», le scrive il commediografo quando la commedia stava tramutandosi nel dramma di una nuova separazione. Anche la trasferta del commesso viaggiatore Miller nel cuore di lei era stata breve. «Non ci sono scelte da fare - ribatte Marilyn - la stessa strada era sempre davanti a me. Così per te parlare della mia nobiltà non era per nulla nobile. È doppiamente difficile capire che tu, il più diverso, il più bello degli esseri umani, abbia scelto di amare me». Come si vede, la donna che fece perdere la testa a schiere di uomini, aveva di se stessa una ben misera considerazione: esplosiva vista da fuori, dentro covava un complesso di inferiorità che è forse, nel gioco crudele dell'essere e dell'apparire, la cifra distintiva del suo incontenibile fascino.

Ma da dove arrivano i risultati di quest'ultima (per ora) campagna di scavi nella vita segreta di Marilyn? Vanno sotto il titolo di «Marilyn Monroe Lost Archives» e originano dall'ingente lascito della diva a Lee Strasberg, il celebre insegnante di recitazione che ne plasmò il grezzo talento. Vent'anni dopo la morte di lei il maestro affidò tutto a un amico. Ora, probabilmente, gli eredi di quell'amico hanno deciso di far fruttare il tesoretto, mettendo per l'ennesima volta nel frullatore di un'asta a suon di migliaia di dollari il frutto più succoso della femminilità.

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