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Rigopiano, chiuso l’Appello-bis: tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni

A nove anni dalla valanga che travolse l’hotel sotto il Gran Sasso, l’appello bis ridisegna solo in parte le responsabilità per la tragedia. Un verdetto che riapre ferite mai chiuse e lascia ancora una volta l’amaro in bocca ai familiari delle vittime

Rigopiano, chiuso l’Appello-bis: tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni
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Si è chiuso l’appello bis per il disastro di Rigopiano in Corte d'Appello a Perugia con tre condanne, due assoluzioni e cinque prescrizioni. Gli unici condannati a due anni . gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti perché il fatto non costituisce reato l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e l'ex dirigente della regione Sabatino Belmaggio. Cinque prescrizioni per i due ex dirigenti della provincia Di Blasio e D'Incecco, gli ex dirigenti regionali Giovani e Primavera e l'ex tecnico comunale Colangeli.

La richiesta del Pg Paolo Barlucchi per omicidio colposo plurimo non aggravato in concorso formale con crollo di costruzione colposo aggravato dalla verificazione del danno era di tre anni e dieci mesi per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, assolti in primo e secondo grado nei processi in Abruzzo.

L'avvocato dell'ex sindaco di Farindola Lacchetta, Cristiana Valentini è scoppiata in lacrime per il pronunciamento di assoluzione. Una reazione che non è piaciuta ai parenti delle vittime e che ha causato forti tensioni in aula. "Si piange per la morte di un figlio non per un'assoluzione", ha gridato la madre di Stefano Faniello, morto a 29 anni. “Sentire parlare di prescrizione di ha fatto imbestialire. Per i morti non dovrebbe esistere la prescrizione. Assolto pure l'ex sindaco Lacchetta e questo non ci è piaciuto. Ci sono responsabilità precise per quanto accaduto. Se ognuno degli enti interessati avesse fatto il proprio dovere non sarebbe successo il disastro che da anni piangiamo e raccontiamo. Giustizia ottenuta? Nì. Almeno, alla fine, c'è stato il riconoscimento della responsabilità dei funzionari regionali e almeno questo l'abbiamo ottenuto. Ma i nostri figli, genitori, familiari... non ce li ridarà mai nessuno”, sono le parole di mamma di Ilaria di Biase, morta a 22 anni.

A causa della slavina che investì l’albergo di lusso morirono 29 persone su 40, anche bambini, che si trovavano al suo interno. La tragedia si consumò alle 16.

41 del 18 gennaio 2017, dopo una sequenza di scosse sismiche e dal Monte Siella si staccarono circa 120mila tonnellate di neve e detriti che due minuti più tardi travolsero l’albergo. Solo undici sopravvissero e vennero estratti dopo giorni.

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